Fine d'anno con il botto per gli ex Dc

E dall'altra parte Rotondi abbandona l'Udc e rilancia la Democrazia Cristiana. Che però prenderà esempio dall'Msi. E non è finita. Riecco Pomicino che dall'interno delle truppe mastellate guarda con attenzione alle falangi berlusconiane mentre De Mita s'abbatte come uno tsunami su Romano Prodi: «È leader del centrosinistra solo per una congiuntura astrale». Ricompare Darida, Follini guarda da dietro le quinte. E poi ci sono gli appelli alla ricomposizione di Castagnetti e gli inviti di Martinazzoli. E si rifanno vivi anche dc che sono a destra come Antonio Mazzocchi. Insomma, è davvero una fine d'anno movimentata al centro. Tanto nella Gad che della Casa delle libertà. È un piccolo terremoto che coinvolge soprattutto gli ex democristiani. O meglio, gli autentici democristiani, quelli che non si sentono ex di nulla e che, al contrario, ritengono più che mai sia arrivato il momento di loro, che il Paese abbia bisogno di loro. Un bel saggio di democristianità l'ha offerto ieri Gianfranco Rotondi, deputato Udc dell'Irpinia, terra bianca che ha dato i natali a De Mita sì, ma anche a Mancino, Bianco, Gargani, Agnes. E, tanto per fare un salto nel passato, sino all'indimenticabile Fiorentino Sullo. Già, Sullo, ministro dei Lavori pubblici negli anni '60, che proprio Rotondi, non a caso, erige a suo punto di riferimento assieme a Donat Cattin. Buttiglioniano della prima ora, direttore di Democrazia Cristiana (rivista dal nome inequivocabile dalla cui direzione s'è dimesso due giorni fa), Rotondi è un dc atipico. che ama ragionare per paradossi e provocazioni. Ma non per questo non fa sul serio. Annuncia l'addio dall'Udc di Marco Follini e Pier Ferdinando Casini dove l'esponente buttiglioniano era di fatto alla guida dell'opposizione interna. Va via ma non per rifare la dc, bensì l'Msi. Sì, proprio il partito di Giorgio Almirante. Ma non nel senso di rifondare la fiamma, invece di costituire un movimento politico piccolo, che non si ponga profili troppo alti, inarrivabili. Insomma, che punti a fare quello che hanno fatto gli uomini della destra: «Anche loro - spiega Rotondi - dopo una lunga traversata del deserto riuscirono a riscattare una storia fatta di tragedie. Per noi sarà forse più facile. Politicamente perdenti ma storicamente vincenti, non dovremo riscattarci da alcunchè visto che la nostra tradizione è ben altra: vedremo se sarà un azzardo sentimentale o una scommessa vincente». L'esponente centrista lascia l'Udc perché ormai «non è altro che il restyling del Ccd». Con lui ci sono altri due deputati, Piergiorgio Martinelli (eletto nelle liste della Lega Nord) e Lorenzo Montecuollo (ex Udeur) che daranno vita a un nuovo raggruppamento all'interno del gruppo Misto. L'ex deputato folliniano evita polemiche: «Quella di oggi non è una scissione perché siamo tutti democristiani, tra di noi non ci sono differenze ideologiche. Non è una rottura rispetto a Buttiglione, piuttosto - osserva Rotondi - uno scatto di autonomia dei suoi allievi. A Casini e Follini auguro buon lavoro. Al presidente della Camera regalerò la nostra tessera. Così ne avrà due. Quando va a letto la sera potrà dire - aggiunge con un pizzico di sarcasmo - "volevo rifondare un partito, ne ho fatti due..." ». E sottolinea: «Ogni volta che qualcuno ha provato a rifare la Dc pensava di unire, non c'è riuscito e ha spaccato quello che aveva. Avevamo il 30%, oggi, in successione, ci sono tutti partitini del 3%». Ma la «Dc possibile» di Rotondi più che un partito è una federazione. Punta a riunione tutte quelle micro-realtà che in questi anni hanno visto la luce nell'area moderata. Nel suo simbolo, accanto alla scritta «Democrazia Cristiana», compaiono due bandiere: un tricolore e una bandiera dell'Unione europea. Ma non ci sarà lo Scudocrociato, perché «quello è del Cdu».