Il debito pubblico potrebbe calare fino al 2,7% Migliorerà la crescita del Pil: dall'1,2% all'1,4%

Il testo della legge è stato poi approvato nel pomeriggio e ora passerà alla camera per la terza lettura. Tra le novità Siniscalco ha annunciato inoltre che il debito potrebbe calare più del previsto mentre migliorerà la crescita del Pil di quest'anno: sarà dell'1,4% contro il +1,2% previsto da tutti i documenti pubblici. Siniscalco illustra la struttura liberista della manovra: «Quella che vi accingete a votare — dice — è una Finanziaria quantitativamente imponente e strutturale guidata da due principi chiave: la stabilità dei conti e una minore invasività dello Stato nell'Economia e nella vita dei cittadini». La base di partenza è stata la messa a punto del quadro tendenziale dell'economia. Il compito però non è stato «semplice»: soprattutto perché si è dovuto «disegnare un aggiustamento credibile: 24 miliardi». Un aggiustamento senza il quale «il deficit sarebbe salito sino al 4,4% del Pil» mentre invece ora dovrebbe calare al 2,7% nel 2005. Il ministro si concentra sui conti, annunciando anche l'arrivo di una «data room» per fare trasparenza e fornire i dati richiesti alle istituzioni internazionali e alle agenzie di rating. Oltre al Pil che cresce più del previsto, l'andamento del fabbisogno cumulato ha ridotto la propria forbice rispetto al 2003. «Il differenziale negativo si è ridotto da 12 a 2,3 miliardi». C'è poi il tetto alla spesa e il calo delle tasse. Con la Finanziaria — afferma Siniscalco snocciolando cifre — «la spesa pubblica complessiva scende di oltre 12 miliardi rispetto al tendenziale e si assesta al 47,4% del Pil 2005 contro il 48,4% del 2004». Mentre «la spesa corrente, comprensiva degli interessi, si assesta al 44% del Pil 2005 contro il 44,9% del 2004». Guardando ai conti, il condono edilizio «sta producendo il gettito previsto» ma ora «la stagione di condoni e finita». La manovra si caratterizza per le norme sul calo delle tasse. Siniscalco ribadisce i numeri. «La pressione fiscale scende dal 41,8% del 2004 al 41,2% del 2005. Scende quindi nonostante il fatto che abbiamo dovuto sostituire le entrate da condono che non figurano nel calcolo convenzionale della pressione fiscale». Il ministro entra quindi sui dettagli: l'entità complessiva degli sgravi fiscali nella manovra «supera un punto di Pil. E non ci fermeremo qui». Inoltre «dal 2001 è raddoppiato il numero di soggetti che hanno smesso di pagare l'imposta da 6,8 milioni a 13,5 milioni. Un contribuente su tre non pagherà più imposte sul reddito». E un'attenzione particolare è stata dedicata alle famiglie: la famiglia potrà contare su sgravi fiscali certi che sono più convenienti delle una tantum, come era il bonus per i nuovi figli nati, fortemente voluto da Maroni. Siniscalco ribatte anche alle critiche sulle addizionali: «Le polemiche su questo preteso sblocco delle addizionali regionali sono infondate. Nel maxiemendamento viene ribadito che il blocco delle addizionali rimane e può essere superato dalle Regioni, come misura dissuasiva, unicamente per coprire eventuali sfondamenti della spesa sanitaria». E sempre per fugare polemiche Siniscalco spiega che per il Sud «è assicurata piena copertura al cofinanziamento europeo» e inoltre «il decollo dei fondi pensione integrativi resta una priorità fondamentale del Governo e del ministro dell'Economia». Le risorse per far decollare il progetto «verranno individuate in un prossimo provvedimento, in tempo per il varo dei decreti delegati». Poi si rivolge alle imprese ricordando innanzitutto che lo sgravio dell'Irap, a partire dal 2001, è quantificabile in 750 milioni e il numero di imprese e professionisti che risultano avvantaggiati da questa riduzione è pari a 3,2 milioni. Ma occorre — sottolinea — un «recupero di efficienza e d