Fiat, la protesta di Melfi arriva a Roma
Proprio nel momento in cui l'amministratore delegato di Unicredit annuncia: «Allo stato prevediamo la conversione del prestito». Sulla trattativa per ora non ci sono conferme ufficiali, ma l'appuntamento potrebbe essere fissato stasera alla sede dell'Unione industriali di Potenza, dopo la manifestazione della Fim a Melfi e la riunione delle Rsu dell'impianto. Intanto ieri a Roma sono arrivati, per la manifestazione organizzata dalla Fiom, numerosi pullman di lavoratori (3.000 i partecipanti al corteo secondo i metalmeccanici della Cgil, 1.000 per le forze dell'ordine) per chiedere alla Fiat l'immediata ripresa del confronto e la disponibilità a una trattativa «no stop» per rispondere alle richieste dei lavoratori. Nello stabilimento lucano prosegue lo sciopero ad oltranza proclamato turno per turno dall'assemblea dei lavoratori, ed è ancora bassa la percentuale degli operai tornati al lavoro. Sia nel turno del mattino che in quello del pomeriggio hanno timbrato il cartellino, secondo i dati dell'azienda, 500 lavoratori, poco più di un terzo dei 1.400 che in media sono in fabbrica ad ogni turno. Un numero che però ha fatto sì che dall'impianto uscissero le prime auto dall'inizio della protesta con la produzione di alcune decine di Lancia Ypsilon. Se i sindacati sono stati di nuovo fisicamente lontani (la Fim con il suo esecutivo a Melfi, la Uilm a Roma in sede, e la Fiom alla manifestazione davanti alla Fiat), è comune l'intenzione di tornare subito a trattare. E per riprendere il negoziato il luogo di mediazione potrebbe essere Potenza perchè, se pure vicina allo stabilimento, sarebbe abbastanza lontana per evitare le possibili pressioni dell'impianto. I metalmeccanici della Cgil, con il segretario generale Gianni Rinaldini hanno chiesto, nel corso della manifestazione a Roma, che l'azienda convochi immediatamente i sindacati avvertendo che i lavoratori «non molleranno», e che nella vertenza resisteranno un minuto in più dell'azienda. In caso di mancata convocazione, secondo la Fiom, «ha il dovere di intervenire il Governo». Sulla necessità di riprendere velocemente a trattare sono tornati anche i segretari generali di Cisl e Uil, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti. «Noi - ha detto Pezzotta - siamo per fare la trattativa per la Fiat di Melfi, e per risolvere i problemi, non per accentuarli». Il numero uno della Cisl è tornato a dire no all'intervento del Governo e ha sottolineato che le differenze con gli altri sindacati non sono nelle richieste all'azienda ma sulle forme di lotta: «Chiediamo - ha detto - che siano riunite le rappresentanze sindacali unitarie. Siamo pronti a riprendere la trattativa ovunque, e a chiuderla presto per riportare la situazione alla normalità». Angeletti ha chiesto ai lavoratori di tornare in fabbrica: «Chi impedisce il ritorno alla normalità - ha avvertito - determina un danno ai lavoratori. C'è un solo percorso: rientrare in fabbrica, riprendere il negoziato, affrontare i problemi e risolverli». Sul tavolo della trattativa le richieste dei sindacati sono quelle ribadite di nuovo venerdì scorso: il superamento della doppia battuta (la ripetizione del turno di notte), l'adeguamento dei salari a quelli dei lavoratori degli altri stabilimenti del gruppo (a partire dalle maggiorazioni sui turni, questioni comunque sulle quali l'azienda non sembra disponibile a trattare finchè non miglioreranno i conti del gruppo), il ripristino di relazioni sindacali corrette e l'esclusione di provvedimenti disciplinari per i lavoratori che hanno partecipato alla protesta.