IL VICE PREMIER

Per il momento valuteremo i provvedimenti di carattere economico caso per caso». Gianfranco Fini arriva a inizio pomeriggio al Forum degli amministratori locali di An e si ferma prima a parlare con lo stato maggiore del suo partito. Raccoglie impressioni e pareri e quindi spiega la linea. La destra smorza i toni della polemica, preferisce «per senso di responsabilità» non alzare la posta sull'ennesimo rinvio del trasferimento dei poteri al vicepremier e sul nuovo assetto dell'esecutivo. E «quel senso di responsabilità» è dettato «da una congiuntura internazionale molto delicata, da una situazione economica problematica e dal fatto che siamo alla vigilia di elezioni europee». Ma, spiega ancora Fini, questo «non vuol dire che An non contribuirà alla politica economica del governo, alla politica sociale, con le sue proposte e con le sue iniziative». Nessuna battuta polemica, da parte del vicepremier. Anzi, c'è spazio anche per un «Tremonti è un ottimo ministro». Ma non ci sono, nelle sue parole, accenti che vanno oltre la soglia del minaccioso (ma non troppo) «valuteremo caso per caso». Tanto che il leader di Alleanza nazionale spiega che «continueremo a sostenere il governo con l'impegno di realizzare il programma che abbiamo presentato agli elettori, auspichiamo però il diritto-dovere di esporre le nostre proposte». Nel frattempo, dunque, il secondo partito della coalizione si farà sentire. Non a caso Fini puntualizza che «la collegialità continuerà ad essere doverosa. Tremonti non può avocare a sè tutte le decisioni. Noi avanzeremo le nostre proposte e ci confronteremo con quelle del ministro». E tanto per far capire come si muoverà il partito, il suo leader dice apertamente di essere d'accordo con il ministro della Sanità Girolamo Sirchia per l'apertura del confronto con le parti sociali per il rinnovo del contratto dei medici. Il discorso scivola sulle tasse e sull'abbassamento delle aliquote Irpef, Fini glissa e ribadisce che An insiste perché si cominci dai ceti più bassi. Il vicepremier incassa l'ok del suo partito. Per Maurizio Gasparri il problema delle deleghe «è una questione segnata e sottolineata in rosso che va risolta; chi deve risolverla lo sa, sono certo che lo vorrà fare, e comunque lo dovrà fare». Gianni Alemanno insiste: «E' una questione progettuale, il rinvio del Dpef è inevitabile». Più netto Adolfo Urso: «Il prossimo Documento per la programmazione economica dovrà essere necessariamente scritto insieme dopo aver sciolto i nodi di fondo». Fini incassa anche la solidarietà dell'Udc, il cui capogruppo alla Camera Luca Volontè dice di «condividere l'amarezza di Fini». F.D.O.