Guarisci , non possiamo stare senza di te

Prima di tutto perché Umbertone non è né un «polentùn» né un «terùn» ma un essere umano come tutti noi e la nostra educazione morale e cattolica ci esorta a farlo. Oltrettutto Bossi, a modo suo, è una persona che mi è simpatica ma soprattutto, e lo sostengo fermamente convinto, noi dobbiamo augurarci che il senatùr guarisca al più presto perché Umberto Bossi, a noi romani, è assolutamente necessario. Se non ci fosse lui che passa il suo tempo a tuonare contro «Roma Ladrona» potremmo dimenticarci di essere dei Quiriti e pensare di essere dei cittadini anonimi e dimenticati. Lui ci è necessario. E per spiegarmi meglio vi ricordo quella meravigliosa commedia di Broadway e quello stupendo film musicale di Norman Jewison che si chiamano «Jesus Christ Superstar». Il personaggio di Giuda che, guarda caso, era nero di pelle difendeva la sua grandezza e la sua ragione di esistere attraverso una canzone che era un brillante paradosso e diceva così: «Se non ci fossi stato io a tradire Gesù e a darlo in mano ai suoi nemici, non ci sarebbe stata nessuna persecuzione e passione di Cristo. Qualcuno doveva pur farlo, altrimenti nessuno ne avrebbe parlato. In fondo Gesù è diventato famoso e se ci sono tanti cristiani è tutto merito mio». Ugualmente noi romani possiamo dire che Umberto Bossi, un politico così esagerato nelle sue esternazioni contro Roma, è necessario perché ci costringe a reagire e a ricordarci del nostro passato costringendoci ad essere fieri della nostra romanità. Io stesso, un romano blando e privo di preclusioni verso il Nord, sento la voglia irrefrenabile di esaltarmi al ricordo di «Roma caput mundi». Bossi, un uomo talmente estremo da dichiarare «...le case spettano a chi ha lavorato e sudato. E che diamo le case al primo Bingo-Bongo che arriva?» Oppure talmente convinto della sua battaglia contro Roma da riprendere perfino il Papa perché, per colorire una sua battuta, si era espresso in dialetto romanesco. Umbertone che, con «Il giuramento di Pontida» e con il suo «Carroccio» esalta il suo ruolo di polentone talmente nordista da creare il concorso di «Miss Padania» riuscendo così a rinsaldare per reazione l'unità di tutta la penisola nel votare compatta per «Miss Italia». Bossi ci aiuta ad essere romani, dà sapore a tutto: come si potrebbe essere neri se non esistesse il bianco? Non dimentichiamoci che di fronte al plebiscito degli italiani per la morte di Alberto Sordi, lui ha detto che in fondo si trattava soltanto di un attore dialettale romano, riuscendo a farci incavolare tutti, romani e no. Umbertone, con i suoi capelli ricci, le sue camice verdi, il suo nasone, i suoi occhiali spessi e la sua vociona baritonale è un personaggio talmente estremo da diventare una maschera del teatro dell'arte, il contrario esatto di Rugantino. I fatti e le coincidenze della vita ci fanno capire però che in fondo il «Senatùr» non è poi così xenofobo. Chi lo cura è il primario di cardiologia sud americano Jorge Salerno Uriarte, praticamente un extra comunitario che, dal cognome, sembrerebbe addirittura originario di Salerno, città della Campania. D'altra parte il senatùr non si era espresso in napoletano il giorno che si è dimesso Ruggero, affermando che era «Na' bella juornata»? E a «Porta a Porta» non ci ha deliziato tutti cantando una pietra miliare del sud, «Maruzzella»? Di fronte a queste sotterranee dimostrazioni di affetto per il sud non mi resta che pensare che in questo momento, dietro piazza Navona, un ignoto ha attaccato sulla statua di Pasquino un foglietto su cui c'é scritto: «Te scongiuro senatore/de guarì da 'sto malore/ e tuonà con la vociona/contro Roma che è ladrona./ Te preghiamo de guarì/ e tornà in salute bona/perché tu ce fai sentì/fieri d'esse nati a Roma!».