Scontro An-Taormina sulla grazia a Sofri Alla fine del match in Aula anche un invito a scuse reciproche andato a vuoto. Oggi il voto

Ed è finita, a sera fatta, con una richiesta reciproca di scuse andata a vuoto. Il «match» tra Ignazio La Russa e Carlo Taormina è andato avanti per tutto il pomeriggio alla Camera. Nel corso della discussione in aula, quando il coordinatore di An si è accorto che non tutti gli emendamenti alla Boato erano quelli concordati, La Russa è «sbottato». Con il testo della legge in mano, il coordinatore di An si è lanciato verso i banchi di Forza Italia dando del «c.....one» al relatore di Fi Taormina, chiedendo poi le sue dimissioni. Quando, poco dopo, il relatore ha dato parere negativo sugli emendanti cari ad An è scoppiato il parapiglia e sono proseguiti gli insulti. A fine seduta, i due contendenti si sono ritrovati in Transatlantico. La Russa ha bloccato Taormina: «Mi sono scusato in aula e ora ti devi scusare anche tu», gli ha detto chiedendo anche spiegazioni tecniche. L'esponente di Forza Italia ha però mantenuto la sua linea: «Nessuna modifica» era stata fatta al testo. E così La Russa si è allontanato rabbuiato. Subito dopo, ai cronisti Taormina ha detto: «Aspettavo le scuse, non sono arrivate. Ne prendo atto». È il 7 il comma della discordia, quello che ha provocato la lite tra Carlo Taormina e An nella discussione sulla Pdl Boato. Anzi, un emendamento soppressivo del comma 7 presentato da An, cui il relatore ha dato parere negativo. Secondo il partito di via della Scrofa, invece, gli accordi erano invece esattamente di segno contrario. Il comma 7 del testo è quello che prevede che le disposizioni della legge «si applicano anche nel caso in cui il procedimento per la concessione della grazia è avviato su iniziativa del presidente della Repubblica». Come ha osservato lo stesso La Russa, anche Perrotta, di Forza Italia, aveva presentato un identico emendamento soppressivo su cui Taormina ha dato sempre parere negativo. L'altro passaggio che ha scatenato le ire di An è quello relativo a un altro emendamento in cui si legge: «Il provvedimento di grazia concesso dal presidente della Repubblica non produce effetti sino a quando nonn sia seguito dalla dichiarazione di assenso del detenuto destinatario dell'atto di clemenza». Anche qui, parere negativo di Taormina e polemica infuocata. «Se la presentano così, senza modifiche, noi non la votiamo. Se si vota questo, usciamo!», ha detto La Russa. Casini definisce «intollerabile» l'accaduto ed esprime «solidarietà» al relatore. Posizione che non soddisfa alcuni esponenti dell'opposiziione. «Lo devi cacciare fuori La Russa», urla Paolo Cento dei Verdi, scatenando la reazione dei deputati di An e l'intervento dei commessi, subito schierati per evitare scontri fisici di cui si avvertono le prime avvisaglie. Il capogruppo di An alla Camera, Gianfranco Anedda, spiega: «Si tratta di un emendamento che riporta la legge nel solco della Costituzione, che considera la grazia un potere duale» e di un altro che «subordina l'efficacia della grazia ad una dichiarazione esplicita di accettazione da parte dell'interessato». Gasparri trova che la legge in questo modo «sia ad personam». Alla fine comunque slitta a oggi il voto della Camera sulla proposta di legge di Marco Boato che modifica le procedure per la concessione della grazia. Il confronto riprende anche se i familiari delle vittime del terrorismo, ricevute da Giovanardi, sul punto sono state chiarissime: «Quella per Sofri - hanno detto - è una legge ad personam che serve per dare trattamenti favorevoli a tutti i terroristi. Noi non siamo qui per patteggiare o mercanteggiare, non siamo e non vogliamo essere assolutamente una merce di scambio».