IL LEADER LEGHISTA BOSSI SI OPPOSE ALLE FORZE DELL'ORDINE

Ladecisione della Corte Costituzionale, che il 30 gennaio ha sancito la illegittimità delle perquisizioni disposte dalla Procura di Verona nella sede della Lega Nord a Milano, accogliendo il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sollevato dalla Camera dei deputati, non significa automaticamente che oggi la Suprema Corte, deciderà a favore del Carroccio. Resta ancora in piedi l'ipotesi di una condanna per resistenza a carico del leader leghista e ora ministro per le Riforme, Umberto Bossi. Lo stesso legale del Senatur, Matteo Brigandì, osserva: «Anche se la Consulta ha appoggiato la tesi della Lega, quella di domani in Cassazione non sarà una passeggiata. Anche perché il diritto non è con Bossi o con la Lega». Brigandì tenterà la richiesta di un processo separato per il suo cliente. «Chiederò di stralciare la posizione di Bossi. A differenza degli altri esponenti della Lega, infatti, lui fu l'unico a intervenire davanti alla porta dell'ufficio di Roberto Maroni. Se la mia impostazione sarà accolta, la Cassazione potrebbe andare a sentenza per gli altri imputati», tra i quali appunto il ministro del Welfare e l'attuale vicepresidente del Senato Roberto Calderoli. Se invece piazza Cavour non dovesse accogliere lo stralcio, spiega ancora il legale, «sarà emessa la sentenza per tutti. Sentenza che potrebbe essere assolutoria, ma anche di condanna».