Si indaga sulle ultime ore del contabile suicida

In particolare, i magistrati intendono capire che cosa abbia fatto nella mattinata prima del disperato gesto quello che era uno dei maggiori responsabili della contabilità del gruppo. Dalla valigetta ritrovata sulla sua auto, una Fiat Marea che aveva parcheggiato a lato del ponte prima del suicidio, nessun indizio. «Abbiamo esaminato il contenuto, ma non abbiamo trovato elementi utili all'inchiesta Parmalat», dicono i magistrati uscendo dal tribunale in serata. Insomma, dai documenti non è emerso granché. In fondo, si fa osservare, lavorava ancora a Collecchio, e il fatto di avere con sé documenti aziendali non appare quindi un elemento di rilievo. Restano, tuttavia, altri controlli da fare. Nella valigetta di Bassi sono state trovate due agendine. Anche su quei numeri si accentrano in queste ore le attenzioni degli inquirenti. Che non abbandonano neppure la pista della documentazione che Bassi poteva avere con sé, dal momento che potrebbe non trattarsi della stessa con cui è uscito di casa. Il punto è che secondo alcune fonti, l'altro ieri Bassi avrebbe passato la mattinata in ufficio dove in questi giorni con Fausto Tonna e Gianfranco Bocchi avrebbe cercato di rimettere ordine sui prezzi e sugli acquisti dell'azienda di Collecchio, ma secondo altri no. E se così fosse, se non si è recato in ufficio dove però giurano di averlo visto per qualche ora, chi ha incontrato prima di uccidersi? Questo è il quesito su cui gli inquirenti stanno tentando di fare luce. Perché se ha visto qualcuno, Bassi avrebbe anche potuto dare della documentazione che però non è stata poi trovata nella sua cartella. Perciò, gli inquirenti fra l'altro fanno grande affidamento sul cellulare dell'uomo. L'apparecchio, benché bagnato, ha in memoria le ultime chiamate fatte o ricevute, che potrebbero chiarire molti aspetti. Così come le ricevute bancomat di una serie di operazioni, oltre una decina, stampate in giornate diverse, che gli sono state ritrovate in tasca, riferite al banco Monte Parma. Per quanto riguarda il gesto del suicidio, questo appare sufficientemente certo. Si fanno rilevare da fonti inquirenti le tensioni di questo periodo a causa delle indagini sul crac Parmalat, il fatto che il suo caro amico Gianfranco Bocchi fosse finito in prigione, l'interrogatorio del 20 gennaio scorso in cui ammise che sì, le cifre di alcuni prezzi da lui vistati, sui bilanci risultavano modificate. Però, si evidenzia in tribunale, non era indagato. E quindi, come gli aveva suggerito il suo avvocato Paolo Paglia, poteva stare tranquillo. Secondo Paglia, che eraamico del manager suicida, quest'ultimo avrebbe avuto l'intenzione di cambiare lavoro, perché l'ambiente non glipiacva più. Comunque, i magistrati hanno disposto per lunedì tutte le perizie del caso.