Tonna provò a nascondere il suo tesoretto Il giorno prima del crac «oscurò» la società, creata nel Grossetano, sulla quale confluivano i «bonus» di Tanzi

Lui, l'ex direttore finanziario della Parmalat, forse è l'unico che ha l'esatta percezione di quel che sta per accadere. È forse l'unico che ha veramente compreso che il gioco è finito, la frittata è fatta, insomma, chiamatela come volete, ma siamo già al si salvi chi può. È il 18 dicembre, Parmalat è in difficoltà, oramai da dieci giorni si sa che il misterioso fondo Epicurum non restituisce il dovuto. C'è un buchetto nei conti dell'azienda di Collecchio ma la speranza è che si possa ancora tutto risolvere. Alla tolda di comando dell'azienda c'è da tre giorni Enrico Bondi e al mercato si mandano segnali rassicuranti. Si lavora per salvare il gruppo, contando ancora su soldi che in realtà non esistono: soltanto il giorno dopo, infatti, il 19, si saprà che i 4 miliardi di euro della Bank of America non ci sono, è un falso clamoroso. Il peggio deve ancora arrivare. Tonna lo sa bene. Si sveglia presto, allora. Esce di casa con la moglie e percorre undici chilometri e mezzo. Da Collecchio dove abita al centro di Parma, via Verdi. Sale nell'ufficio di un notaio e qui cede e vende a Donatella Alinovi la sua quota nella «Agricola Sole Novo srl» che si trova nel Podere San Luigi 83 a Civitella Paganico, in provincia di Grosseto, a oltre trecento chilometri di distanza. Vende tutto quello che ha in quella società: l'1 per cento (l'altro 99 è di una società off shore all'estero, Rtm Winery Holding ltd). A chi? A Donatella Alinovi. E chi è? La moglie. Un tentativo di far sparire le sue tracce da quella società dall'apparenza anonima, innocua, bucolica. Un tentativo - a dirla tutta - un po' maldestro, da ragioniere di provincia. Certo non da dirigente di una multinazionale. Il quale dovrebbe sapere che se qualcuno che cerca di incastrarlo, per esempio la Guardia di Finanza, la seconda cosa che farà (dopo aver guardato nei suoi conti correnti e nelle sue società) sarà andare a vedere nelle tasche della moglie. Che infatti sarà arrestata dopo venti giorni. Per riciclaggio. Ma torniamo a quel 18 dicembre. Tonna non si accontenta. Deve far sparire ogni traccia di sè, un po' come prendere a martellate il computer per nascondere dati importanti, un po' come pulire le maniglie con un panno per far sparire le impronte digitali. Ebbene, quella mattina Fauto Tonna il duro si dimette da presidente, fa dimettere la moglie da ogni carica e nomina un amministratore unico, il signor Antonio Maestoso. Fa tutto in fretta il ragioniere, tanto che il verbale dell'assemblea della società è scritto a penna, con una grafia minuta, piccola. Alle dieci del mattino è tutto finito, il servizietto si è concluso. Ma perché Tonna fa tutto ciò? Perché quella fretta e perché quella piccola azienda agricola in Toscana? Semplice, la Sole Novo è utilizzata dall'ex direttore finanziario di Parmalat per «ripulire» i soldi che gli dava Tanzi. È lo steso Tonna a raccontarlo nell'interrogatorio davanti ai pm il 5, 6 e 7 gennaio. Il mio compenso di dirigente - racconta - era di circa 350mila euro netti all'anno oltre a un bonus per tutta l'attività svolta all'interno del gruppo pari a circa 5-600 mila euro l'anno che il signor Tanzi mi voleva dare sotto forma di finanziamento infruttifero che ho utilizzato per l'acquisto di un'azienda agricola in Toscana... Ciò che non è stato utilizzato per l'acquisto dell'azienda agricola, pari a 900mila euro, è stato depositato in un conto in Italia depositato alla società Sole Novo di Civitella Paganico, in provincia di Grosseto». È il tesoretto del ragioniere. Per coicidenza, la moglie di Tonna è stata arrestata mentre portava in una cassetta di sicurezza la stessa cifra. Ma è solo un caso?