«Su Parmalat riferiscano in Parlamento» Troppe anticipazioni e indiscrezioni dal Tesoro e da Bankitalia prima delle audizioni del 27 gennaio

A raccogliere censure in Parlamento è innanzitutto la scelta di anticipare in maniera anonima le valutazioni attese dalle commissioni riunite Finanze e Attività produttive di Camera e Senato per il 27 gennaio. Il presidente della commissione Finanze della Camera, Giorgio La Malfa, giudica «irrituale» la scelta dello staff della Banca centrale. «Attendo di ascoltare la posizione del governatore, Antonio Fazio, nell'audizione in programma - commenta -. Il vero problema della vita economica italiana in questo momento è il rapporto molto improprio tra Bankitalia e alcuni istituti di credito, uno in particolare. Per cui, alla fine, più che parlare di caso Parmalat arriveremo a parlare del caso di questa banca». Anche il presidente della commissione Attività produttive della Camera, Bruno Tabacci (Udc), si dimostra irritato dalle note diffuse dalla Banca centrale. «Una valutazione sull'operato della Banca d'Italia potrà essere fatta - taglia corto - solo quando il governatore verrà a riferire in commissione. In questa sede dovrà spiegare la sua posizione» sulla vicenda Parmalat. Per quanto riguarda la questione del segreto d'ufficio, che secondo le anticipazioni diffuse dagli uomini di Fazio sarebbe un ostacolo alla comunicazione di informative al ministero dell'Economia, Tabacci la pensa diversamente: «Non credo che su questi temi possa essere apposto alcun segreto al ministro dell'Economia». «Aspetto di sentire il governatore in Parlamento - afferma il presidente della commissione Finanze del Senato, Riccardo Pedrizzi -. Le dichiarazioni ufficiali saranno fatte in sede di audizione». Pedrizzi condivide però la linea difensiva, centrata sul segreto d'ufficio: «Se il governo pretendesse di avere informazioni da un pubblico ministero che sta svolgendo indagini, lo troveremmo strano». Molto più drastico il leghista Calderoli, vice presidente del Senato, che giudica le risposte di via Nazionale «inaccettabili e vergognose» e invoca le dimissioni del governatore. Richiesta respinta dal vice presidente Udc del Senato, Ivo Tarolli, che invita a «finirla con gli assalti alle istituzioni». «In questa fase la priorità è una riforma che rassicuri risparmiatori e imprenditori - commenta Adolfo Urso, viceministro alle Attività produttive -. È necessaria una risposta forte». Per Luigi Grillo, presidente della commissione Lavori pubblici del Senato, «da quanto sinora emerso nelle audizioni in Parlamento non sembrano sussistere responsabilità di Bankitalia». Più sfumate le valutazioni dell'opposizione, con il leader della Margherita, Francesco Rutelli, preoccupato più «di difendere le famiglie e i risparmiatori» che di allinearsi a schieramenti preconcetti. «Va bene la tutela della Banca d'Italia - osserva - ma non ci sono santuari e le somme si dovranno tirare alla fine dell'indagine parlamentare con serenità, ma anche con severità». Critico il capogruppo del Pdci alla Camera, Marco Rizzo: «Vanno evidenziate le inadempienze dell'attuale gestione del governatore Fazio, troppo distratto - rileva - dai suoi interessi politici. Per questo chiediamo con una proposta di legge di riformare la carica del governatore, ponendo il limite dell'incarico a nove anni».