Pensioni, braccio di ferro Maroni-sindacati
Il ministro Maroni ieri è tornato a confermare la tabella di marcia del governo sulla delega che prevede l'approvazione entro l'anno. E la replica dei leader di Cisl e Uil non si è fatta attendere. «È inutile che ci convochino se non vogliono cambiare la riforma» ha scandito Pezzotta. Mentre Luigi Angeletti ha definito un «pessimo obiettivo» quello di far approvare la riforma entro l'anno. Archiviate le polemiche dei giorni scorsi, Maroni e il collega delle Politiche agricole, Gianni Alemanno, hanno sostenuto entrambi la necessità di un intervento di Palazzo Chigi. «Sulla riforma è giusto che intervenga e convochi i sindacati per verificare se ci sono proposte alternative a quella del governo» ha affermato Maroni, aggiungendo «di essere una volta tanto d'accordo con Alemanno che chiede un intervento di Palazzo Chigi. Sarà Palazzo Chigi - ha insistito - a convocare i sindacati per verificare se ci sono proposte alternative a quelle del governo. L'importanza del tema richiede certamente questo intervento. È giusto che sia così e Palazzo Chigi farà quello che deve fare». E Alemanno ha confermato: «Siamo in attesa di una prospettiva temporale da parte del presidente del Consiglio - ha spiegato -. Il quadro lo deve decidere il presidente del Consiglio, in base all'iter parlamentare e anche un pò al clima complessivo che c'è nel Paese» ha detto Alemanno, fiducioso che con un grande sforzo di tutti si possa arrivare ad un'intesa. Ma, al momento, non sembrano esserci le condizioni per una ripresa del confronto tra governo e sindacati. Perché ciò possa avvenire - per Cgil, Cisl e Uil - è necessario che la delega sospenda il suo iter in Parlamento. Un'esigenza, questa, espressa chiaramente dai tre sindacati nel corso dell'audizione al Senato della scorsa settimana. Prosegue, comunque, il lavoro per la messa a punto di una proposta unitaria alternativa a quella del governo, in grado - assicurano - di garantire la sostenibilità finanziaria del sistema. «È un po' strano - ha fatto notare Pezzotta - che si dica che c'è la volontà di convocare i sindacati e allo stesso tempo si affermi che la riforma deve essere approvata entro l'anno. Se Berlusconi ci convocherà, gli chiederemo per prima cosa se ha intenzione di mutare la sua posizione: o c'è la disponibilità a cambiare quella proposta oppure non c'è nessuna possibilità di dialogo». Anche per Angeletti, deve essere chiaro che i sindacati vogliono la riapertura «di una vera e propria trattativa in cui si confrontano ipotesi diverse per vedere se ci sono punti in comune. La trattativa non è un esame». Maroni ieri ha anche escluso che gli incentivi per restare al lavoro, se dovessero prolungarsi i tempi dell'iter parlamentare, possano essere stralciati dalla delega. «Non possiamo separare una cosa dall'altra - ha detto - anche perché l'esperienza dello stralcio dell'art.18 dalla riforma del mercato del lavoro è stata parzialmente negativa».