Finanziaria, il governo cerca la mediazione

Per cercare di far quadrare conti e richieste in arrivo anche da settori della maggioranza, già ieri si sono incontrati il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il vice-premier Gianfranco Fini. Contatti che sono serviti a inquadrare soprattutto i punti caldi. Per accogliere tutte le richieste della maggioranza in Parlamento servirebbero ancora 500-600 milioni di euro che potrebbero essere impiegati tra l'esame del Senato e quello della Camera. I problemi ancora irrisolti quindi sarebbero: l'assunzione dei ricercatori che hanno vinto il concorso nel 2002, maggiori fondi a Università e ricerca, il contratto delle Forze Armate e gli enti locali. Sul primo punto, l'assunzione dei ricercatori, la soluzione potrebbe arrivare direttamente in Senato. Il resto invece potrebbe essere risolto alla Camera. Se da una parte monta la protesta dell'opposizione sulla manovra, analoghe bocciature sono venute ieri dai sindacati, ascoltati al Senato sulla riforma delle pensioni. In sintesi estrema Pezzotta, Angeletti ed Epifani hanno ribadito in Parlamento che l'unica strada possibile per riprendere un dialogo con i sindacati è il ritiro della riforma e in questo senso anche le osservazioni che arriveranno dal Parlamento potrebbero indurre il Governo all'auspicato dietro-front. «Dopodichè - ha spiegato il segretario della Cgil Guglielmo Epifani - il Governo potrebbe decidere ugualmente di andare avanti per la sua strada, come non si stanca di ripetere il ministro Maroni. Ma sarebbe un fatto inedito e certamente non positivo». A spingere il Senato a far pressioni per un ripensamento è invece Savino Pezzotta. «Potrebbero sospendere l'iter dell'esame, invitando il Governo a riflettere meglio sulla riforma». Venendo al dettaglio, si contano le proteste dei consumatori. La proposta di introdurre una nuova polizza assicurativa anticalamità è «scandalosa» secondo l'Intesa dei consumatori che boccia quella che si trasformerebbe in una «nuova tassa sulla casa» a tutto vantaggio delle compagnie assicuratrici. «Noi siamo decisamente contrari», sostiene Luigi Ferdinando Giannini, Vicepresidente nazionale di Asppi, l'Associazione dei Piccoli Proprietari Immobiliari. «Non pagheremo nè oggi nè mai», minacciano invece gli oltre 15 mila imprenditori balneari aderenti al Sindacato italiano balneari (Sib), Fipe e Faita (Confcommercio), Fiba (Confesercenti), Oasi (Confartigianato) e Legacoop, per la prima volta insieme, per contestare l'aumento del 300% dei canoni demaniali marittimi così come previsto dal decreto collegato alla Finanziaria. «La Finanziaria - concludono gli operatori del settore - dovesse confermare la triplicazione dei canoni demaniali i concessionari si vedranno costretti a rivalersi sui turisti con un aumento dei servizi di spiaggia pressochè proporzionale».