di LUCA RONDANINI L'UNIONE Europea non metterà dazi, né userà altre misure restrittive ...

Sono questi i risultati principali del vertice annuale tra Ue e Cina, che ha portato ieri a Pechino insieme il presidnete di turno del Consiglio Europeo, Silvio Berlusconi, e il presidente della Commissione Ue, Romano Prodi. L'accoglienza cinese è stata più che calorosa, sia da parte del presidente Hu Jintao, sia del premier Jiabao. I temi del vertice sono sati principalemnte economici, ma Berlusconi e Prodi non hanno dimenticato di parlare dei diritti umani, che restano il più grande ostacolo all'ulteriore sviluppo delle relazioni tra le due aree: le oltre mille esecuzioni ogni anno in Cina, la mancanza di aperture democratiche e di diritti civili, sono state ricordate dagli europei, e per la prima volta i cinesi non si sono trincerati dietro l'abituale formula degli «affari interni» per respingere le critiche. «L'incontro di oggi è molto positivo perchè, con franchezza da entrambe le parti, si è parlato anche delle ombre che esistono per proseguire e allargare i rapporti tra i nostri due popoli», ha detto Berlusconi nella conferenza stampa finale. «La Cina è un grande Paese con molti problemi e andiamo avanti passo dopo passo», ha detto il premier Wen Jiabao, promettendo passi graduali verso la democrazia. Nel corso del vertice sono stati firmati tre accordi di collaborazione: il primo in tema di politica industriale, il secondo di cooperazione nel progetto Galileo (Pechino entra ufficialmente nel progetto da 3,3 miliardi di euro) e il terzo per la concessione di visti per turisti cinesi che vogliono viaggiare in Europa. «Queste intese sono un salto di qualità nella collaborazione tra i due popoli», ha commentato Berlusconi. Ma il tema più caldo è stato senza dubbio quello dei rapporti commerciali, e sopratutto delle preoccupazioni europee per l'aggressività cinese dovuta al basso costo del lavoro, alla svalutazione monetaria ma anche al fenomeno della copia e del mancato rispetto dei brevetti: «Il premier cinese non ha menzionato né Bossi né Tremonti», ha detto Romano Prodi riferendosi alle polemiche dei giorni passati sulle dichiarazioni anticinesi dei ministri italiani: «Abbiamo parlato delle regole che bisogna avere: la lotta alla contraffazione è fondamentale. Ho sollevato anche il problema della cooperazione doganale come fatto fondamentale per poter procedere con il commercio, e la commissione per la cooperazione doganale è partita». Ma, hanno notato i giornalisti italiani, nemmeno il ministro degli Esteri Franco Frattini è riuscito ad evitare la «patacca cinese»: al mercatino di Pechino ha comprato un orologio falso. Ci sono comunque tutte le premesse perché la Ue divenga presto il primo partner economico del gigante cinese (oggi è terza dopo Usa e Giappone): «L'obiettivo è quello di arrivare a un interscambio di 150 miliardi di dollari entro il 2007 e di 200 entro il 2013», ha riassunto Silvio Berlusconi.