Pensioni, Maroni non cede. Nemmeno i sindacati

Ma ciò non toglie che la disponibilità a un confronto di merito con i sindacati resta intatta. Il ministro del Welfare Roberto Maroni si è presentato ieri al Senato per illustrare i contenuti, già largamente noti, dell'emendamento che il Governo ha presentato alla delega sulla previdenza, e ha ribadito la posizione e gli obiettivi dell'Esecutivo. La speranza è di arrivare all'approvazione già entro fine anno, visto la possibilità di poter discutere il provvedimento in Parlamento in parallelo alla legge Finanziaria. Ma la nuova presa di posizione del ministro ha ulteriormente inasprito i rapporti con i sindacati. «Se queste sono le premesse mi pare non ci sia davvero nulla da discutere», ha ribadito il leader della Cgil Guglielmo Epifani. «Nel momento in cui il Governo presenta il suo piano in Parlamento e spiega di volerlo sostenere, come è normale che sia, mi domando come possa pensare nello stesso tempo di voler dialogare con noi». Analoga rigidità da parte di Savino Pezzotta della Cisl. «Io nella gabbia che sta costruendo Maroni, davvero non mi faccio mettere», ha spiegato bocciando la proposta di darsi 18 mesi di tempo per discutere i contenuti della riforma, e facendo nuovamente balenare l'ipotesi di un nuovo sciopero generale a conclusione del percorso di mobilitazione messo a punto dal sindacato per le prossime settimane. In calendario ci sono già due appuntamenti importanti come il 15 novembre a Reggio Clabria per sollecitare misure a favore del Sud e poi il 6 dicembre. «Ma se le cose non cambieranno - ha assicurato Pezzotta - vedremo di mettere in campo nuove iniziative, come un nuovo sciopero generale». Ma su questa eventualità la Uil frena. «Parlare ora di un nuovo sciopero - ha fatto sapere Luigi Angeletti - mi pare inopportuno, il nostro problema in questo momento non è mostrare i muscoli, ma far conoscere le nostre buone ragioni, spiegare perchè siamo contrari alla riforma del Governo». Maroni trova però incomprensibile l'atteggiamento del sindacato. «Mi sorprende che ci accusino di voler fare prove di forza: se non presento una proposta, come l'emendamento, mi devono spiegare come si fa a sedersi di fronte a un tavolo. Di cosa vogliamo parlare, visto che loro chiedono solo il ritiro della delega ?». Dalla prossima settimana un confronto comunque ci sarà visto che le audizioni sulla riforma saranno aperte proprio da Cgil, Cisl e Uil. Il Governo conta di fare presto e di portare in Aula il provvedimento prima della fine dell'anno. Ma l'opposizione frena. «Mi sembra una prospettiva azzardata - ha spiegato l'ex ministro Tiziano Treu - a meno che non vogliano mettere la fiducia anche si questo provvedimento».