di FABRIZIO DELL'OREFICE SE nella Casa delle Libertà si litiga, tutt'altra musica è ...

Ma c'è anche voglia di ritrovarsi assieme. Udc contro Forza Italia, che difende la Lega che però attacca An che se la prende con l'Udc. E il giro ricomincia. A dare il via è Domenico Barbuto, vulcanico neo segretario dei giovani cristianodemocratici. Che annuncia una campagna a tutto campo: «Ci allargheremo soprattutto nelle Università e costituiremo un movimento su tutto il territorio nazionale. Vogliamo dare voce a quel mondo cattolico che oggi, a livello giovanile, ancora non ce l'ha». Quindi parte l'affondo: «Va bene con quelli di An, con la Lega i nostri rapporti sono pari a zero e a Forza Italia dico: così non va. Non potete chiamarci soltanto per fare comunicati di sostengo a Berlusconi. Noi puntiamo ad essere l'anima critica nella Cdl». «Non è vero che ci sentiamo solo per sostenere l'esecutivo, ma non dimentichiamoci che siamo al governo», replica Simone Baldelli, alla guida dei giovani azzurri. «Sono d'accordo con Barbuto: si possono intraprendere iniziative assieme. A cominciare da tre temi: scuola, lavoro, pensioni. E vogliamo dialogare con tutti, con quelli di centrodestra ma anche con i giovani dei Ds. La critica va sempre bene, quando è costruttiva». «Con quelli di Forza Italia ci sentiamo spesso e siamo spesso d'accordo - risponde Paolo Grimoldi, coordinatore dei Giovani padani -. E sosteniamo il governo perché questo è un governo da sostenere». Spiega la nuova leva dei leghisti che il suo movimento ha rapporti con «i giovani baschi, fiamminghi, alsaziani, bretoni, catalani», insomma con «i giovani autonomisti e con quelli identitari europei». «Insomma, con i giovani secessionisti», gli ribatte Carlo Fidanza, uno dei coordinatori di Ag (Azione giovani), movimento di An. Il bossiano Grimoldi non si scompone e parla senza giri di parole: «Con i giovani dell'Udc non abbiamo rapporti semplicemente perché loro non esistono. Barbuto chi? Mai sentito. Con i giovani di An il rapporto è splendido perché parlano malissimo del loro leader. Di Fini la cosa più soft che dicono è che ha la mucca pazza». «Il loro problema è che tutta la fattoria è fuori di testa», gli replica Giorgia Meloni, altra giovane finiana. Ma a destra i ragazzi sono riusciti a fare meglio dei grandi. Se questi ultimi sono spaccati in tre correnti, i «fanciulli» lo sono in quattro. Con quattro coordinatori, tutti parigrado in attesa di un congresso che si deve sempre celebrare e che non si celebra mai. L'ultima promessa è di farlo entro l'anno, ma ancora non se ne sa nulla. Ma torniamo alla «casina» delle Libertà. Per Grimoldi «si possono avviare iniziative comuni su scuola, lavoro e pensioni. Ma si aggiunga che bisogna cominciare a fare fuori le pensioni d'oro, le baby pensioni degli statali e i troppi assegni di invalidità». E aggiunge: «Vorremmo anche che si discuta di una nostra proposta, come quella di abolire il valore legale del titolo di studio. Insomma, c'è laurea e laurea. Un conto è conseguire il titolo alla Bocconi, un conto all'Università di Salerno minore. Non ci nascondiamo che al Sud ci sono professori che vendono esami per un tozzo di pane». Il finiano Fidanza non condivide, rigetta questo modo di ragionare ma ammette: «Tra le nostre basi c'è un rapporto abbastanza buono, se anche i vertici abbandonassero proposte e toni pre-federaliste, forse potremmo parlarci di più». Per l'esponente della destra «ha ragione Baldelli, discutiamo sul lavoro se Forza Italia abbandona il liberismo selvaggio, sulle pensioni se c'è una maggiore gradualità, sulla scuola se aggiungiamo una quarta "i": identità». Per la Meloni va bene «la criticità verso il governo, Fini è il primo a condividere visto che è stato leader del Fronte della Gioventù». Riassume un altro giovane finiano, Francesco Grillo: «È arrivato il momento di lanciare un manifesto dei giovani conservatori».