Previdenza, la riforma rischia di slittare

Ma per il sindacato, almeno per ora la partita resta chiusa e almeno fino allo sciopero generale del 24 ottobre, è perfettamente inutile che si cerchi una mediazione impossibile. In questo clima si inquieta la Confindustria che chiede si metta fine al palleggio di proposte e all'incertezza. Che invece aumenta. Ieri la commissione Lavoro del Senato ha posto la questione di quando esaminare la delega del Governo. Non essendo formalmente legata alla legge Finanziaria il suo esame potrebbe iniziare solo a chiusura della sessione di bilancio e cioè a gennaio 2004. Rinviando quindi i suoi effetti, a partire dall'introduzione del bonus del 32,7% per chi decide di restare al lavoro una volta raggiunti i requisiti di anzianità. La questione è scottante ed è finita sul tavolo del presidente del Senato Marcello Pera che dovrà prendere una decisione. Ieri della questione si è preoccupato anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti che ha invitato il collega Carlo Giovanardi, ministro per i rapporti con il Parlamento a studiare una soluzione. Ieri di fronte al ping-pong tra Governo e sindacati ha alzato la voce il presidente di Confindustria Antonio D'Amato che teme un finale a tarallucci e vino per non scontentare troppo i sindacati. «Credo che il modo migliore non sia quello di continuare a fare ipotesi su ipotesi - ha protestato - chi interviene ogni giorno sui giornali non fa altro che rendere più difficile un confronto vero e serio. Al Paese serve una riforma che dia opportunità ai giovani e che sia seria e strutturale». «Abbiamo bisogno di un quadro politico stabile - ha aggiunto D'Amato rivolto al governo - di un buon governo, di buone decisioni. Quello che conta non è solo quanto dura un governo, ma soprattutto come sia in grado di tenere unita la coalizione per affrontare le riforme economiche e sociali necessarie affinché il Paese esca da una situazione di debolezza competitiva e possa riprendere la crescita». Maroni ieri per sgombrare il campo da questi dubbi ha ulteriormente precisato il suo pensiero. Il Governo ha una sua proposta, ma è pronto a sentire le ragioni degli altri a patto che siano sensate. «Non tocca a noi fare proposte di modifica di un provvedimento che abbiamo approvato solo pochi giorni fa - ha spiegato - sono le parti sociali, in primo luogo i sindacati, a dover fare proposte alternative. Questa è la nostra linea. Siamo quindi pronti al confronto a patto che si evitino mezzucci e bugie come quelle che ho sentito e visto circolare in questi giorni». Ma da parte dei sindacati la breccia non si apre e anzi si rilancia. Il leader della Cisl Savino Pezzotta torna infatti a ricordare che lo sciopero del 24 ottobre è solo l'inizio.«È obbligatorio respingere, anzi rovesciare un progetto pericoloso, dannoso e sbagliato. E occorre farlo con la massima convergenza possibile con Cgil e Uil».