di ALFREDO VACCARELLA UNA FIAMMATA alta mezzo metro, poi una nuvola di fumo denso, acre, ...

Sono le 12,15 di ieri mattina, nella sede di Via Flavia. Tempo pochi minuti e già l'ufficio corrispondenza del Ministero verrà sigillato dalla polizia. Dentro la stanza ci sono solo tre impiegati, più altri che correranno a prestare aiuto ai colleghi, restando anche loro lievemente intossicati. Qualcuno prova a spegnere il piccolo incendio, ma gli estintori - protesteranno poi in coro moltissimi fra i lavoratori del ministero, radunati in cortile in attesa della visita del ministro Roberto Maroni - sono fuori uso quasi tutti, almeno quelli al pian terreno, scaduti nel 2002. Nella stanza comunque ci sono Renato Ludovisi, Agostino Arena e Mario Cristini, che dal fumo vengono investiti in pieno. Per fortuna non è una bomba vera e propria, si tratta più che altro di un gesto dimostrativo, un plico indirizzato a un inesistente «Dottor Dallara», ragione per la quale il pacco viene aperto. Dentro c'è una specie di videocassetta piena di eplosivo; sulla busta - passata per l'ufficio postale di San Silvestro ma spedita per posta prioritaria da Cagliari - c'è anche un mittente: è la Società Editoriale Sarda, con sede a Cagliari, che però con quella busta non ha nulla a che fare, visto che ha cessato ogni attività il 30 aprile. E non solo con quella busta, ma anche con le altre. Non c'è infatti ancora il tempo di riprendersi che arrivano una seconda e poi una terza segnalazione. Sempre a Roma, in via Lucullo, un plico identico giunge nella sede della Regione Sardegna; il pacco è passato dall'ufficio postale di San Lorenzo. Poco dopo a Cagliari - sono circa le 13 - nel cortile della stazione dei carabinieri Stampace un maresciallo fa brillare a distanza un analogo ordigno, insospettito da una linguetta che spunta dall'involucro. Quanto al secondo plico, unico inesploso, la busta gialla imbottita - presa in consegna dagli uomini dell'antisabotaggio - contiene una custodia nera per videocassette da cui fuoriesce una molletta. Dentro c'è l'innesco: un filo elettrico collegato a una lampadina da 1,5 volt e a una piccola batteria. Inoltre ci sono circa 150 grammi di polvere bianca; forse clorato di potassio, per intendersi quello usato nei fuochi d'artificio. Tutto si svolge dunque nel giro di poche decine di minuti, una contemporaneità che ricorda la stagione dei plichi esplosivi trovati lo scorso anno fra il 9 e il 15 dicembre alla questura di Genova, alla sede romana della compagnia aerea spagnola Iberia, a Malpensa, infine alle postre di Fiumicino. In attesa di rivendicazioni, le modalità spingono gli investigatori della Digos a lavorare sulla matrice anarco-insurrezionalista, forse collegata con certi ambienti dell'indipendentismo sardo. Nel calderone delle indagini della prim'ora, fra i nomi che circolano in ambienti investigativi, anche i Nuclei Proletari per il Comunismo. Del resto lo stesso metodo della «molletta», usato per le buste esplosive inviate a suo tempo al Tg4 a Milano e alla Benetton di Treviso, pare indirizzare le indagini in tal senso. Questo anche se - è bene ricordarlo - le istruzioni per fabbricare ordigni di tal genere sono facilmente reperibili su internet, mentre gli stessi indipendentisti respingono al mittente, indignati, quelle che definiscono come «schifose provocazioni». La procura di Roma intanto ha aperto un'inchiesta. Mentro lo stato d'allerta deciso dal Dipartimento di PS rivela la preoccupazione per le manifestazioni di domani a Roma, compresa la marcia «No Global». Comprensibile comunque la tempesta di reazioni politiche. Su tutti il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, che esprime «sdegno e ferma condanna» invitando a «tenere alta la vigilanza». I pacchi bomba, secondo il ministro dell'Interno Pisanu, confermano «l'orientamento delle nuove Brigate Rosse a colpire tutti coloro che operano per il rinnovamento del mercato del lavoro». Quanto a Maroni, il ministro ammette che «lavorare così è non è facile, ma noi continueremo sulla nostr