A Bruxelles confronto sul mandato d'arresto europeo

Il mandato d'arresto europeo, adottato dal Consiglio Ue nel dicembre del 2001 per sostituire le procedure di estradizione tra gli Stati membri della Ue, dovrebbe diventare operativo a partire dal prossimo primo gennaio, ma alcuni Paesi, tra cui l'Italia, registrano ritardi. Le conseguenze di eventuali inadempienze sarebbero serie: i Paesi ritardatari non avrebbero più gli strumenti giuridici necessari per ottenere o eseguire la consegna di indagati, imputati o condannati, in quanto dal primo gennaio del prossimo anno le procedure tradizionali di estradizione dovrebbero scomparire. Gli Stati inadempienti si esporrebbero, inoltre, al rischio di un contenzioso con quelli adempienti davanti alla Corte di giustizia di Lussemburgo. Una verifica sullo stato di attuazione dell'euromandato si farà molto probabilmente nella riunione del Consiglio informale dei ministri della giustizia prevista per il 19 e 20 settembre prossimi a Roma. In quella sede, i ministri parleranno anche di Eurojust, l' organismo voluto dalla Ue per rafforzare la collaborazione tra gli Stati nella lotta al terrorismo, alla criminalità e alla corruzione. Anche in questo caso, l'Italia presenta ritardi: il termine fissato dai Quindici per adeguare la legislazione nazionale è infatti scaduto ieri. Il Ddl di attuazione, presentato l'11 luglio scorso dal governo italiano, non è stato firmato dal presidente della Repubblica. Il Quirinale ha sollevato alcune obiezioni ritenendo che un aspetto in particolare violi la separazione dei poteri e l'indipendenza della magistratura: nel Ddl è previsto infatti che il rappresentante italiano in Eurojust sia un magistrato amministrativo sottoposto alle direttive del ministro della giustizia per l'esercizio delle sue funzioni.