dall'inviato FABRIZIO DELL'OREFICE RIMINI — «Votare Romano Prodi? Mai, non potremmo mai farlo.

Ucciso l'Alfa Romeo? «Eh, sì. Ha visto come è finita? Non era meglio l'accordo con gli americani della Ford? Ecco, di Prodi si parla sempre senza mai ricordare i suoi "meriti", andare a vedere quello che ha venduto dello Stato che fine ha fatto». Mai nominare il professore di Bologna a Giorgio Vittadini, presidente della Compagnia delle Opere. Lui milanese risponde subito che «con quel che è successo ad Arese...» non ne vuol sentir parlare. Ma perché Comunione e liberazione non voterebbe mai per Prodi? «Ma per carità. Lui sta rifacendo quello che aveva già fatto, il centrosinistra con Rifondazione comunista. Addio alla parità scolastica, riecco la parte più deteriore del cattocomunismo. È una roba vecchia, del passato, la conosciamo e abbiamo già pagato». Ma potrebbe vincere, anche Berlusconi adesso lo teme. Che cosa ne pensa? «No, è possibile che abbia il 51%. E poi che Italia ci ritroviamo? Quella dello statalismo, quella che non vuole cambiare tutto, quella che vuole tutto in mano allo Stato anche quando non ha senso. È una difesa dello Stato stupida perché è fatta quando non serve. Quando occorre, invece buttano tutto dalla finestra. E poi vendono non al miglior offerente». A che cosa si sta riferendo? «Guardiamo che cosa è successo con le privatizzazioni di pezzi pubblici. Nessuno lo fa mai. Si faceva un gran parlare dei panettoni dello Stato e dove è finito quel marchio? Alla Nestlè». Dica la verità: sta pensando a Telecom Serbia? «Di quell'affare si parla delle presenute tangenti. Il punto vero è: quanto ci è costato?» Cl sta preparando un partito? «Mai, ammazzeremmo il movimento». Ma qualcuno di voi lo sogna davvero... «Se c'è qualcuno che lo fa diciamo che un sogno di mezza estate. Noi vogliamo sostenere chi, tra i due schieramenti sostiene idee che condividiamo. Non possiamo tenere il Parlamento fermo per due anni sul giustizialismo, perché c'è una parte che vuole incarcerare il premier: vorremmo che si parlasse delle cose concrete». Per esempio di che cosa? «Della scuola, della ricerca, dell'istruzione. Del no profit: non esiste soltanto l'impresa e il volontariato. In Italia si tende a confondere, se produce ricchezza non va bene anche se fa del bene. Non è così. Penso al San Raffaele, all'Humanitas, alla Bocconi, alla Cattolica e via dicendo. Si può. E poi puntiamo sull'estero, c'è un grande mondo in movimento, perché Berlusconi ha abbandonato l'idea degli ambasciatori che sostengono l'export? Ci sono tre grandi aree (Balcani, Sudamerica e Mediterraneo) che ci chiamano».