Il deputato di FI: «Tutto scritto, ma questa storia non finisce qui»

«Ogni commento è superfluo», ha affermato, perchè si tratta di una sentenza «scritta fin dal primo giorno del processo». Lo dimostrano, ha aggiunto, le parole del presidente del tribunale Carfì il quale in una intervista ha spiegato che con questa sentenza «si è levato i sassolini dalla scarpa». Queste motivazioni, quindi, secondo Previti, non possono che essere «frutto di prevenzione». Ma Previti non dispera: «la storia non finisce qui - ha detto - ci saranno altri giudici, d'appello e mi auguro non solo essi, che potranno restituire dignità alla parola Giustizia». Le motivazioni della sentenza del processo Imi-Sir hanno inevitabilmente provocato polemiche tra maggioranza ed opposizione. Per l'Ulivo a questo punto Berlusconi dovrebbe dimettersi. Questa sentenza, ha attaccato Giuseppe Fanfani responsabile giustizia della Margherita, non può «lasciare indifferente» il presidente del consiglio «la cui figura ormai è totalmente squalificata e non ha alcuna credibilità istituzionale». È lo stesso invito che il senatore diessino Elvio Fassone rivolge al premier, perchè, ha affermato, è l'unico dovere che ha un capo del governo «anche solo lambito da una simile storia». La sentenza, è la replica del portavoce di Forza Italia Sandro Bondi, è basata soltanto su un «grandioso teorema politico», tanto ponderoso quanto «privo di riscontri oggettivi giuridicamente provati». Per il Centrodestra è la dimostrazione che è stato fatto un processo senza prove ma solo indizi. Ed ancora una volta, ha lamentato Bondi, è dimostrato che la vita politica italiana è «perennemente inchiodata» alle decisioni della Procura di Milano. Per la maggioranza l'Ulivo ricorre ora ad una speculazione politica per colpire il capo del governo. Non risulta alcuna responsabilità di Berlusconi, ha precisato il vicepresidente del gruppo di Forza Italia alla Camera Fabrizio Cicchitto convinto che se «un tribunale incompetente territorialmente insulta pesantemente gli imputati» significa che «vuole coprire con le parole l'assenza di prove inoppugnabili». Fanfani «si dia una calmata», è l'invito del capogruppo di An Ignazio La Russa, «si legga la sentenza e faccia politica».