«La Boccassini e Colombo hanno violato i loro doveri»

Un atto d'accusa verso i pubblici ministeri Ilda Boccassini e Gherardo Colombo: «Sono venuti meno al dovere di correttezza e di leale collaborazione con organi istituzionali, compromettendo il prestigio dell'ordine giudiziario» si legge nel passaggio conclusivo, redatto dagli ispettori Ciro Monsurrò e Arcibaldo Miller. Parole giustificate da una serie di anomalie elencate dagli uomini inviati per fare luce sulla gestione del fascicolo 9520/95, quello da cui sono scaturiti i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori e Sme-Ariosto. L'ispezione era nata dalle denunce dei legali di Previti, che più volte avevano chiesto di visionare il fascicolo contenente, secondo loro, le prove dell'innocenza del parlamentare di Forza Italia e della non competenza territoriale del Tribunale di Milano. Istanza riproposta anche dagli ispettori e cui la Procura si è sempre opposta, appellandosi al segreto investigativo. Proprio su questo passaggio la relazione punta il dito con durezza, definendo la scelta «illegittima e irrituale» perché riferita a indagini svolte «nell'ambito di un procedimento a carico di ignoti per reati estinti per intervenuta prescrizione» oltre che «senza autorizzazione, mai richiesta, per l'identificazione di eventuali concorrenti in reati già a giudizio in tribunale». Indagini, dunque, che non avevano sbocco. Gli ispettori imputano anche ai pm di aver condotto attività «inutilmente gravose per la sottrazione di energie investigative». Per tutto questo e per l'atteggiamento tenuto dalla Boccassini e da Colombo nel corso dell'audizione viene proposta un'azione disciplinare che non deve essere estesa, però, ai loro superiori, il procuratore reggente, Ferdinando Vitiello, e il coordinatore del dipartimento cui fanno capo i pm, Corrado Carnevali, che «avrebbero potuto agevolmente rendersi conto delle anomalie», ma hanno operato «in una situazione oggettivamente difficile e nell'intento di non interferire in attività investigative». Esulta Previti, che annuncia battaglia: «Non mi fermerò finchè tutti coloro che hanno commesso reati ai miei danni rispondano delle loro condotte di fronte alla legge che, in uno Stato democratico, deve essere uguale per tutti». M. A. F.