I diplomatici iracheni erano delle spie

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha affrontato questioni spinose ieri pomeriggio davanti alle commissioni congiunte Esteri e Difesa al Senato. I «cugini» francesi — «La ricucitura con la Francia c'è stata» ha detto il ministro degli Esteri, sottolineando come tale riavvicinamento emerga anche dal documento sottoscritto dai Quindici al vertice di Bruxelles. Frattini ha aggiunto che presto avrà un colloquio con il ministro degli Esteri francese, Dominique De Villepin, con l'obiettivo di «rinsaldare i rapporti eccellenti con la Francia, che non può essere un capro espiatorio». Il dopo-Saddam — Per il titolare della Farnesina il governo italiano resta favorevole ad una gestione del dopo-Saddam che avvenga sotto l'egida dell'Onu. «Questa posizione - ha spiegato - è frutto di un documento comune e resta la strada più appropriata da seguire. Se la Lega Araba facesse il miracolo (di riuscire a convincere Saddam Hussein all'esilio, ndr), nessuno al mondo potrebbe essere contro una soluzione immediata del conflitto iracheno». Frattini ha quindi ribadito di essere in via di principio d'accordo con la proposta degli «amici radicali», una proposta che indica una soluzione «su cui tutti potranno concordare», ma nella quale manca purtroppo la firma del protagonista, cioè Saddam Hussein. Il futuro — «Nella riunione del Consiglio europeo abbiamo concordato di guardare al futuro, ritenendo inutile dedicare gran parte del nostro tempo a continuare a scavare sulle divergenze del passato» ha dichiarato il ministro degli Esteri. «Ritengo che non sia stato merito esclusivo dell'Italia - ha detto ancora - ma quei punti indicati anche dal nostro Paese prima della riunione (salvaguardia della sovranità e integrità territoriale dell'Iraq, centralità dell'Onu, necessità di rinsaldare la coesione euro-atlatantica, ridare slancio al processo di pace in Medio Oriente) hanno trovato riconoscimento unanime dei Quindici». Inoltre per il ministro degli Esteri «il futuro della politica estera Ue non può essere in antagonismo verso gli Stati Uniti». I diplomatici espulsi — Nel suo intervento Frattini ha dedicato ampio spazio all'esplusione dei diplomatici iracheni dall'Italia. Per il ministro i quattro sono stati espulsi (tre sono invece rimasti in Italia) per «motivi di sicurezza» su segnalazione dei servizi segreti italiani prima della richiesta di espulsione fatta dagli Stati Uniti dopo l'attacco contro l'Iraq. Il ministro degli Esteri ha respinto soprattutto l'accusa rivoltagli dall'opposizione che l'Italia ha preso questa decisione per «servilismo» nei confronti degli Usa. Il governo, ha precisato il ministro, ha cominciato ad occuparsi della vicenda prima della richiesta degli Usa di espellere l'intera delegazione diplomatica irachena. Nel suo intervento Frattini ha evitato di usare la parola spionaggio. Si è limitato a dire che «gli atteggiamenti di quelle persone erano incompatibili con il loro status diplomatico». Il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, è stato più esplicito: «Probabilmente erano delle spie» ha affermato. L'opposizione all'attacco — Frattini ha quindi denunciato «accuse gravi ed oltraggiose» giunte dalla sinistra nei suoi confronti. Il ministro si è rammaricato per il fatto che l'opposizione non abbia indicato neanche un terreno di confronto, limitandosi alle critiche». Intanto, l'opposizione ha ieri chiesto se è vero che dalla caserma Ederle di Vicenza siano partiti per l'Iraq 1.800 soldati americani. «Non siamo uno Stato belligerante e non sappiamo nulla di operazioni militari» ha affermato Frattini.