polemica
Referendum, "chi vota Sì possa morire domani": bufera sul comico Montanini
"Spero che chi vota Sì possa morire domani". È la frase, accompagnata dagli applausi del pubblico, pronunciata dal comico marchigiano Giorgio Montanini durante un monologo di stand-up e rilanciata sui social dallo stesso artista attraverso una clip dello spettacolo, che sta alimentando la polemica mentre sono aperte le urne per il referendum sulla giustizia. Nel video, Montanini affronta il tema della consultazione con il suo consueto registro provocatorio e tagliente: "La Costituzione l'hanno scritta i nostri padri fondatori contro il nazifascismo, perché si ricordavano chi erano i fascisti. Io voto No a prescindere. Con i fascisti voto No sempre".
"Non so se è più squallido lui o quelli che ridono e gli battono le mani", scrive su Instagram il leader della Lega Matteo Salvini, condividendo la clip del monologo in cui Montanini augura la morte ai sostenitori del Sì al referendum sulla giustizia. - "Sono parole gravissime e inaccettabili", dichiara il presidente dei senatori di Fi, Maurizio Gasparri, "dichiarazioni di questo tenore non possono essere derubricate a semplice provocazione artistica o satira. Sono assurde le parole di chi, dal palco, arriva a evocare la morte per chi esprime una posizione diversa. Assistiamo a un clima di odio intollerabile, che rischia di avvelenare ulteriormente il confronto pubblico. Un clima che, troppo spesso, viene alimentato anche nel dibattito politico e mediatico, persino ad urne aperte, contribuendo a esasperare gli animi anziché favorire un confronto civile".
Le parole del comico hanno suscitato reazioni critiche, in particolare da parte di ambienti favorevoli al "Sì". Tra queste, quella di Esperia, think tank schierato a sostegno del "Sì", che in una presa di posizione diffusa via social ha condannato l'uscita: "Durante uno spettacolo, il comico Giorgio Montanini ha augurato la morte a chi vota sì al referendum sulla giustizia. E no, non si può sempre liquidare tutto con 'era una battuta'. La satira deve far riflettere, non legittimare l'odio gratuito. Dire 'se non la pensi come me meriti il peggio' non aggiunge nulla al dibattito, lo peggiora soltanto. Ed essere antifascisti significa difendere la libertà di tutti, soprattutto di chi non è d'accordo con noi", si legge nel post.