delitto di Garlasco

Garlasco, la clamorosa ammissione di Cassese: “Le impronte sul pigiama di Chiara? Un errore”

Rosa Scognamiglio

“C’era sangue ovunque in quella casa. Si percepiva subito che era stata commessa una violenza sul corpo di quella ragazza. Tutto il personale entrò con calzari e guanti, ad accezione dei primi due carabinieri”. Lo racconta in un’intervista a Quarta Repubblica il colonnello dei carabinieri in congedo Gennaro Cassese che guidò le indagini della prima ora sul delitto di Garlasco. Fu tra i primi a entrare nella villetta di via Pascoli, teatro dell’efferato omicidio, e vedere il corpo senza vita di Chiara Poggi: “Non notai subito le impronte di polpastrelli sulle pigiama della vittima - ammette -. È un errore fatto dall’Arma dei carabinieri, perché quella parte di tessuto doveva essere ritagliata e repertata. Quando poi arrivò il professor Ballardini, che eseguì un primo esame necroscopico, rigirando il corpo a terra, il pigiama si intrise di sangue e le impronte si cancellarono”.

 

 

I sospetti su Alberto Stasi

Nei giorni successivi al delitto, i sospetti degli inquirenti si concentrarono su Alberto Stasi, il quale raccontò di essere entrato nella villetta e aver visto il corpo di Chiara in fondo alle scale della tavernetta. “I sospetti non furono immediati. - spiega Cassese - C’erano però delle cose che andavano verificate come, ad esempio, la ‘famosa’ porta (quella di accesso alla taverna, ndr). Per la descrizione che diede Stasi sulle modalità adottate per aprirla, non si poteva aprire. Perché per aprirla bisogna trascinarla verso sinistra, non spingerla. Sta di fatto che la sua impronta (di Stasi ndr) su quella porta non c’era”. E ancora, prosegue l’ex carabiniere: “Inoltre, quando descrisse il corpo della ragazza, disse che il viso era ‘bianco’, pulito. Quando gli mostrai la foto, gli feci notare che era intriso di sangue. Ciò detto, non è stata mai un’indagine incentrata su Stasi, altrimenti non avremmo sentito 300 persone”.

 

 

Il pc di Stasi

Com’è noto, nei giorni successivi al ritrovamento del corpo di Chiara, i carabinieri sequestrano il pc di Stasi per esaminare eventuali contenuti. Durante l’indagine tecnica aprirono alcuni file e svuotarono il cestino del sistema operativo, cancellando inconsapevolmente alcune informazioni che avrebbero consentito di ricostruire la sequenza temporale dell’attività effettuate dall’ex studente bocconiano sul computer, il quale raccontò agli investigatori di aver lavorato alla tesi la mattina del delitto. “In tutti gli accessi non è mai stato aperto il file ‘tesi’. - precisa l’ex carabiniere - Nella nostra ‘ignoranza informatica’, non aprire quel file significava salvaguardare la versione di Stasi. Non c’è mai stato dolo o volontà di danneggiare quei dati. Ci siamo resi conto di cosa avevamo fatto durante il processo di primo grado. Infatti lo riconosco come errore”.

Lo scontrino di Sempio

Quanto all’attuale inchiesta della Procura di Pavia, nei mesi scorsi Cassese è stato sentito dai pm per chiarire il contenuto di un verbale redatto nel 2008, quando Andrea Sempio venne ascoltato a sommarie informazioni dagli investigatori dell’epoca. “Quando gli abbiamo chiesto di ricostruire la mattinata del 13 agosto 2007 (il giorno dell’omicidio ndr), lui parla di questo scontrino. - continua l’ex carabiniere - Avrà detto ‘ce l’ho, ma non con me adesso’. Non ricordo di avergli chiesto di andarlo a recuperare. Poi lui dice di essere andato a prenderlo e di averlo consegnato a un carabiniere, precisando di averlo messo su un bancone, ma noi non avevamo nessun bancone in caserma”. Secondo quanto emerso dalle indagini, durante il colloquio con i carabinieri Sempio avrebbe avuto un malore. Sul posto sarebbe arrivata un’ambulanza, ma nel verbale non c’è traccia di questo dettaglio. “Non ricordo di questa ambulanza. - conclude Cassese - Probabilmente quando è arrivata stavo sentendo un’altra persona”.