fuori dal coro
Fuori dal coro, Mario Giordano: "Operatori minacciati". Perché non va in onda il servizio tv
Una domenica sera che avrebbe dovuto raccontare una storia di conflitto sociale si è trasformata in un caso di cronaca sulla libertà di informazione. Durante la trasmissione “Fuori dal coro”, in onda su Rete 4, il conduttore Mario Giordano ha dovuto comunicare ai telespettatori una decisione dolorosa: non mandare in onda un servizio girato dalla propria troupe perché gli operatori sono stati minacciati. “È accaduta una cosa gravissima”, ha esordito Giordano, spiegando come la sicurezza dei suoi collaboratori sia diventata prioritaria. “Gli operatori che hanno girato con noi quel servizio sono stati minacciati fortemente”, ha ribadito, sottolineando come il rischio reale abbia reso impossibile la messa in onda del reportage.
Il servizio riguardava una casa occupata in un paese della Sicilia, dove gli occupanti avrebbero preso possesso dell’immobile impedendo al proprietario di destinarlo al figlio. Una situazione di conflitto abitativo che si inserisce in un contesto sociale già delicato e che ha esposto la troupe a pressioni e intimidazioni.
“Viviamo in un Paese in cui i violenti vincono sempre, restano impuniti e vige la legge dei violenti”, ha commentato Giordano, denunciando quello che ritiene un paradosso del vivere civile: aree del Paese dove le leggi dello Stato sembrano non valere più.
Il conduttore ha spiegato che la decisione di rinunciare alla trasmissione del servizio non è stata presa per timore, ma per proteggere chi lavora quotidianamente per la trasmissione. “Lo facciamo per i nostri operatori che sono eccezionali, straordinari, ma lo facciamo a malincuore”, ha aggiunto, ringraziando la troupe per il coraggio e la professionalità dimostrati. Giordano ha poi sottolineato la gravità simbolica della vicenda: “È un altro segno di questo paese in cui i violenti non solo si permettono di occupare le case, ma si possono permettere di occupare anche le scalette dei programmi televisivi decidendo che cosa va in onda e che cosa non va in onda”. Parole dure, che descrivono una percezione di disarmante impotenza di fronte a comportamenti intimidatori. La trasmissione ha voluto così aprire un dibattito più ampio, non solo sulla vicenda specifica, ma anche sul ruolo dello Stato e delle istituzioni nella tutela dei cittadini e dei giornalisti. “Evidentemente ci sono pezzi d’Italia in cui non valgono le leggi dello Stato, ma valgono altre leggi”, ha ammonito Giordano, facendo riflettere sul rapporto tra legalità e violenza diffusa.
Molti esperti sottolineano come il caso evidenzi la crescente difficoltà dei media a raccontare vicende delicate senza mettere a rischio la sicurezza dei giornalisti. La minaccia agli operatori di “Fuori dal coro” apre un dibattito sul confine tra libertà di informazione e tutela della vita privata e della sicurezza sul lavoro.
La puntata si è dunque chiusa con un senso di amarezza ma anche di responsabilità. “Lo facciamo per i nostri operatori, lo facciamo a malincuore”, ha ripetuto Giordano, lasciando agli spettatori una riflessione amara sullo stato di diritto in alcune aree del Paese. Quella di domenica sera non è stata solo la rinuncia a un servizio televisivo, ma un monito sulla fragilità della legalità, sul valore della libertà di stampa e sull’impatto che la violenza può avere sulla vita quotidiana dei cittadini e dei professionisti dell’informazione. Un episodio che conferma quanto la sicurezza e la protezione dei giornalisti restino temi prioritari per il futuro dell’informazione italiana.