bufera
Albanese, parte la difesa “vip”: appello di cento celebrità per la relatrice Onu
Francesca Albanese, finita nella bufera per alcune dichiarazioni durante un evento organizzato da Al Jazeera, ha trovato una sponda nel mondo dello spettacolo. Sono infatti oltre 100 le personalità di spicco del mondo culturale e dello spettacolo che hanno firmato una lettera aperta in sostegno della relatrice speciale Onu per i territori palestinesi. No quindi alle richieste di dimissioni da parte di Francia, Germania, Italia e Austria dopo i suoi presunti commenti su Israele come «nemico comune dell'umanità». Frase che lei smentisce di aver detto, «non è Israele il nemico dell’umanità, ma il sistema» ha rettificato. Tra i firmatari figurano gli attori Mark Ruffalo, Javier Bardem, Rosa Salazar e Asia Argento, i registi nominati all’Oscar Yorgos Lanthimos e Kaouther Ben Hania, la musicista britannica Annie Lennox, la star della musica latina Residente e l’autrice premio Nobel Annie Ernaux.
Nella lettera, organizzata dal gruppo Artists for Palestine e diffusa ad Afp, i firmatari dichiarano: «Offriamo il nostro pieno supporto a Francesca Albanese, difensore dei diritti umani e quindi anche del diritto all’esistenza del popolo palestinese. Ci sono infinitamente più persone, in ogni angolo della Terra, che vogliono che la forza non sia più la legge, e che conoscono il vero significato della parola 'legge'», è l’appello conclusivo della lettera.
Non solo parte del mondo dello spettacolo, ma anche l’Usb (Unione Sindacale di Base) ha espresso la sua vicinanza ad Albanese in una nota. «La campagna contro Francesca Albanese rappresenta un passaggio grave nel tentativo di colpire chi esercita un mandato indipendente delle Nazioni Unite. Le sue parole sono pubbliche e verificabili. Eppure vengono isolate, ricomposte, reinterpretate per costruire un’accusa che non regge a una lettura integrale del suo intervento. Non siamo di fronte a un confronto nel merito del diritto internazionale, ma ad una macchina del fango ignobile». La nota prosegue sottolineando come «l’accusa di antisemitismo viene evocata come etichetta automatica contro chi denuncia le responsabilità del governo israeliano, uno schema che serve a spostare il terreno della discussione: dalla valutazione giuridica dei fatti alla scomunica morale di chi li denuncia». Per poi concludere: «Difendere Francesca Albanese significa difendere l’indipendenza degli strumenti internazionali di tutela dei diritti umani e il diritto di chiamare le cose con il loro nome. Chiedere le sue dimissioni sulla base di ricostruzioni false e manipolate non rafforza la credibilità delle istituzioni internazionali. La indebolisce. Usb esprime piena solidarietà a Francesca Albanese e ribadisce che la denuncia del genocidio in corso non può essere messa a tacere attraverso campagne di delegittimazione».