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Zaki nuovo testimonial ProPal, ora difende il detenuto con 5 ergastoli

Ignazio Riccio

Domenica prossima, il centro sociale Lambretta di Milano sarà teatro di un incontro che promette di sollevare forti polemiche politiche e diplomatiche. L’evento, dal titolo “Marwan Barghouti: detenzione politica e campagna per la liberazione”, avrà come ospite d’onore Patrick Zaki, il ricercatore egiziano noto per il suo impegno sui diritti umani, ma anche per la controversa vicinanza a movimenti filo-palestinesi radicali. Lo segnala il quotidiano “Libero”, che ha ricostruito nei dettagli la vicenda.

Zaki, arrestato nel febbraio 2020 al Cairo con accuse gravissime tra cui sovversione, diffusione di false notizie, minaccia alla sicurezza nazionale e propaganda per il terrorismo, ha trascorso quasi due anni in carcere prima di essere liberato e rimpatriato in Italia nel 2023 grazie a un volo di Stato. Da allora, il ricercatore è diventato un’icona per la sinistra radicale, non senza polemiche: in particolare, il suo rifiuto di ringraziare il governo italiano per la liberazione ha alimentato critiche sui suoi reali obiettivi e sulla coerenza del suo attivismo.

 

Il centro sociale Lambretta, già noto per le numerose occupazioni abusive – cinque in undici anni secondo “Libero” – e per la vicinanza alle campagne filo-palestinesi, ospiterà dunque un dibattito sul caso di Marwan Barghouti. Il leader palestinese è detenuto in Israele con una condanna a cinque ergastoli, ritenuto mandante di attentati suicidi contro civili e obiettivi militari attraverso la Brigata dei Martiri di al-Aqsa, un’organizzazione terroristica riconosciuta come tale da Stati Uniti, Unione Europea, Canada e Giappone. Nonostante il curriculum giudiziario, Barghouti viene considerato un eroe da alcune frange della sinistra italiana. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli hanno partecipato a manifestazioni pubbliche per chiederne la scarcerazione, causando tensioni con l’ambasciata israeliana che ha definito tali iniziative “apologia del terrorismo” e un “insulto alle vittime innocenti”.

Zaki, che a Milano sarà affiancato da Khader Tamimi, presidente della comunità palestinese in Lombardia, e da Sandra Congemi del movimento Bds (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni), si sta ritagliando un ruolo sempre più centrale nella galassia pro-Palestina italiana. La sua partecipazione all’evento milanese rappresenta una vera e propria operazione di marketing politico: Zaki viene indicato come possibile volto della nuova Flotilla per Gaza, progetto internazionale che punta a riprendere le attività di propaganda a sostegno dei palestinesi in primavera, dopo il flop della scorsa estate.

 

Non si tratta solo di un dibattito teorico: l’evento includerà la proiezione di cortometraggi selezionati dal Nazra Palestine Short Film Festival e una raccolta fondi destinata alla campagna “100x100 Gaza”, mirata al sostegno della popolazione della Striscia, con interventi su coesione sociale, assistenza psicologica e accesso a servizi essenziali come Internet. La strategia di Zaki e dei suoi sostenitori sembra essere chiara: utilizzare eventi culturali e sociali per legittimare e amplificare posizioni che, in altre sedi, potrebbero essere considerate di sostegno a organizzazioni terroristiche.

Negli ultimi giorni, Zaki ha già mostrato affinità con figure della galassia palestinese internazionale. In un forum organizzato da Al Jazeera, ha condiviso interventi di Francesca Albanese, relatrice ONU, che criticava Israele definendolo “nemico comune dell’umanità” insieme ai finanziatori del conflitto. Tra gli ospiti dell’incontro c’era anche Khaled Meshaal, ex capo di Hamas all’estero, a dimostrazione di come Zaki stia gradualmente assumendo un ruolo di frontman nel network filo-palestinese, nonostante il suo passato da prigioniero politico in Egitto.

 

La vicenda ha già acceso le polemiche tra i partiti italiani: mentre la sinistra radicale lo celebra come simbolo della lotta per i diritti umani, esponenti conservatori denunciano un sostegno di fatto a figure legate al terrorismo internazionale, mettendo in discussione il ruolo di centri sociali e organizzazioni culturali che, come il Lambretta, beneficiano di contributi pubblici o spazi concessi dalle istituzioni.

L’evento di domenica, dunque, non è solo un incontro sul tema dei prigionieri palestinesi: rappresenta un banco di prova per le strategie comunicative della sinistra radicale italiana e per il ruolo crescente di Patrick Zaki come volto pubblico della propaganda filo-palestinese nel nostro Paese. Tra raccolte fondi, cortometraggi e dibattiti, il messaggio appare chiaro: la campagna “Free Marwan Barghouti” continua senza ostacoli, con Zaki in prima fila, tra applausi e polemiche.