fisico

Antonino Zichichi è morto a 96 anni: l’uomo che ha cambiato la fisica italiana del Novecento

Gianni Di Capua

Il fisico Antonino Zichichi, autore di numerose e importanti ricerche, contributi e realizzazioni in vari campi della fisica nucleare e subnucleare, lo scienziato che arrivò alla scoperta dell’antimateria, è morto all’età di 96 anni. A lui si deve la scoperta dell’antideutone, la determinazione accurata della costante di accoppiamento delle interazioni deboli e del momento magnetico anomalo del muone e studi sulla struttura elettromagnetica del protone. Con la sua scomparsa, l’Italia perde uno dei suoi più noti scienziati, una figura centrale nella storia della fisica italiana del Novecento.

Zichichi è stato un fisico teorico di fama internazionale, un instancabile promotore della cultura scientifica, fondatore di istituzioni, inventore, visionario e, soprattutto, divulgatore. Il suo volto, la sua voce e il suo stile inconfondibile sono rimasti per decenni familiari al grande pubblico, ben oltre le mura accademiche. Scienziato dalle intuizioni geniali, uomo di fede, pensatore fuori dagli schemi, Zichichi ha costruito ponti tra scienza e religione, tra politica e cultura, tra laboratori e televisioni, rendendo la scienza – quella più complessa, la fisica delle particelle – materia viva e dibattuta.

Nato a Trapani il 15 ottobre 1929, Zichichi si forma tra i banchi del liceo classico Ximenes della sua città. Dopo la laurea in fisica all’Università di Palermo con Donato Palumbo, si trasferisce prima al Fermilab di Chicago e poi al CERN di Ginevra. È qui, nel 1965, che guida un gruppo di ricerca che, per la prima volta nella storia, osserva l’antideutone: una forma di antimateria nucleare. Una scoperta epocale, realizzata in contemporanea a un team americano del Brookhaven National Laboratory, che lo consacra definitivamente come scienziato di caratura internazionale.

Da quel punto in poi, la carriera scientifica di Zichichi accelera rapidamente, portandolo al centro della fisica subnucleare mondiale. Per oltre quarant’anni insegna Fisica Superiore all’Università di Bologna, firmando ricerche fondamentali sul momento magnetico del muone, sulla struttura del protone, sulle interazioni deboli e forti, fino a ipotesi teoriche sulla composizione ultima della materia. A lui si devono scoperte come il primo barione contenente un quark della terza famiglia e lo studio del cosiddetto effetto “leading” nei barioni. Innumerevoli anche le invenzioni sperimentali: dallo spettrometro a massa mancante con neutroni ad alta risoluzione a circuiti elettronici per misurare i tempi di volo delle particelle subnucleari.

La figura di Zichichi non si limita al laboratorio. È stato un instancabile organizzatore di grandi imprese scientifiche. Tra queste, il progetto HERA ad Amburgo per lo studio degli urti elettrone-quark, il LEP e il LAA al CERN di Ginevra, e soprattutto i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, il più grande centro sotterraneo del mondo dedicato allo studio dei neutrini e della stabilità nucleare. Zichichi ha sempre avuto una visione: portare la scienza al cuore dello sviluppo umano.

Con questa visione lanciò il progetto Eloisatron, un superacceleratore da 300 chilometri, capace di raggiungere energie mai esplorate, cinque volte superiori a quelle del Large Hadron Collider. Il progetto, per molti irrealizzabile, non ha mai visto la luce, ma ha segnato una frontiera intellettuale dell’ambizione scientifica.

Nel 1963 fonda il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana a Erice, in Sicilia. Quel piccolo borgo medievale diventa, grazie a lui, un crocevia mondiale della scienza. Vi transitano negli anni decine di premi Nobel e migliaia di scienziati. Durante la Guerra Fredda, è uno dei pochissimi luoghi dove americani e sovietici si incontrano per discutere di scienza, al di là dei confini politici.

Nel 1973 fonda anche, con Isidor Isaac Rabi, la World Federation of Scientists, con lo scopo di favorire la cooperazione scientifica internazionale, in particolare nei Paesi in via di sviluppo.

Per molti italiani, Zichichi è stato prima di tutto un volto televisivo. Con la sua eloquenza travolgente, il linguaggio acceso e una teatralità quasi da predicatore laico, ha portato la fisica nelle case, nei salotti e nei dibattiti. Ha scritto libri di enorme successo editoriale e ha alimentato un dibattito costante sul rapporto tra scienza, fede e società.

Proprio il suo rapporto con la fede è stato uno degli aspetti più discussi della sua figura pubblica. Per Zichichi, scienza e religione non erano inconciliabili. Non mancò di criticare il darwinismo e le teorie sul cambiamento climatico di origine antropica, posizioni che suscitarono forti polemiche ma che non intaccarono la sua popolarità.

Antonino Zichichi è stato uno scienziato capace di entusiasmare e dividere, di costruire istituzioni e sollevare polemiche, ma sempre animato da una profonda fiducia nella scienza come strumento di conoscenza e progresso. Se oggi la fisica delle particelle è patrimonio anche del grande pubblico italiano, molto lo si deve alla sua opera, alla sua voce e alla sua instancabile attività divulgativa.