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Mosca nel terrore, Dario Fabbri: "Grave errore di Putin", che succede adesso

Il bilancio dell'attentato alla Crocus City Hal di Mosca è quello di una strage: sarebbero almeno 82 le persone morte sotto i colpi di almeno quattro attentatori in tuta mimetica e con armi da assalto. Poche ore dopo è arrivata la rivendicazione da parte dell'Isis-K, il sedicente Stato islamico dell'Iraq e del Levante noto anche con il nome di Wilayat Khorasan. Si tratta di una branca afghana dell'Isis apparsa per la prima volta nel 2014, che ha come obiettivo un nuovo califfato che riunisca Iran, Afghanistan e Pakistan, e le ex repubbliche sovietiche come il Turkmenistan, il Tagikistan e l'Uzbekistan. 

 

Ad analizzare una vicenda ancora poco chiara è Dario Fabbri, direttore di Domino, intervenuto nel corso di Omnibus su La7. "Siamo in una fase di nebbia inevitabile, davanti ad un attentato di questo tipo che è stato rivendicato dallo Stato islamico del Khorasan", afferma l'esperto che ricorda come l'Isis-K sia considero il "grandi nemico" dei talebani. "Per semplificare molto, i talebani rivendicano un ruolo fondamentalistico ma legato essenzialmente al territorio e allo Stato islamico che conosciamo bene", spiega Fabbri. Questa diversa formazione terroristica invece "è come se fosse uno spin off che invece rivendica un ruolo universalistico", insomma questo Isis del Levante vuole unire tutti i musulmani per combattere gli infedeli.

 

Dal lato del Cremlino, cosa succede ora? "Resta il fatto che il 7 marzo gli americani avevano avvertito i russi di possibili attentati in luoghi pubblici nelle principali città della Federazione Russa", ricorda Fabbri, "come il protocollo prevede avevano segnalato" il rischio al loro personale "di stare lontani dai luoghi pubblici. Putin aveva dileggiato" l'allerta americana, "aveva detto che era 'un modo per metterci in difficoltà', anche se ci raccontano persone da lì che negli ultimi giorni era nettamente aumentata la sicurezza a Mosca e intorno ai luoghi sensibili". 

Tuttavia il presidente russo Vladimir Putin ha commesso "un grave errore evidentemente sul piano dialettico", ironizzando sull'allerta terrorismo lanciata dagli Usa per Mosca. Ma aveva comunque incrementato la sicurezza in alcuni dei luoghi più importanti della capitale". La Crocus City Hall non sembra fosse tra questi, dal momento che in base alle prime informazioni all'ingresso dell’auditorium per un concerto con migliaia di persone non c'erano guardie armate.