Coffee Break

Coffee Break, Albanese replica a Israele: “Regime di oppressione, fanno la guerra all’Onu”

Gabriele Imperiale

Francesca Albanese torna a parlare in televisione. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, tornata alla ribalta delle cronache per il divieto di ingresso nella Striscia di Gaza impostole da Israele a seguito delle sue dichiarazioni sul massacro del 7 ottobre, è stata intervistata da Andrea Pancani nel suo Coffee Break su La 7. Interpellata sulla notizia dice: “E’ una non notizia nel senso che sono 16 anni che Israele non permette a chi detiene questo mandato di visitare il territorio palestinese occupato impedendoci di fare il nostro lavoro – racconta – la reazione del ministero degli affari esteri israeliano non è nuova”. Una reazione agli argomenti sollevati dall’Albanese che in diretta si difende: “Non c'è niente che giustifichi i crimini che sono stati commessi contro i civili israeliani e ho condannato sin dal primo momento fermamente e senza equivoci, però la causa non è l'antisemitismo”.

 

 

La relatrice spiega ciò che è successo il 7 ottobre dal suo punto di vista: “Si può parlare di odio nei confronti del regime di oppressione che Israele impone da 56 anni nel territorio palestinese occupato e non ho detto niente di nuovo”. Pancani la incalza con altre domande: “Intende arrivare nei territori palestinesi passando dall'Egitto”. Albanese conferma e anzi denuncia quanto Tel Aviv, a suo parere, la stia ostacolando. Il presentatore poi le chiede conto delle parole, durissime, del rappresentante degli Stati Uniti presso il consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che aveva parlato delle sue parole sul 7 ottobre definendole “antisemite”.

 

 

“L’attacco non è né singolare né isolato – spiega – c'è una vera e propria battaglia anche nei confronti delle Nazioni unite, nei confronti miei e del segretario generale e del UNHWA. Quindi non è una novità. Si confonde lo scrutinio delle pratiche di Israele con l'antisemitismo”. Antisemitismo che è per l’Albanese “una piaga, un dramma delle nostre società così come il razzismo in tutte le sue forme – dice – però non va confuso con lo scrutinio legittimo delle pratiche di Israele”. Albanese che tenta una strenua difesa: “Anche gli Stati Uniti hanno accettato questa accezione dell'antisemitismo come critica nei confronti dello Stato d'Israele – spiega – e questo secondo me è molto pericoloso perché mette in pericolo anche le comunità ebraiche e in giro per il mondo, perché le si associano di default alle scelte di Israele”. Relatrice delle Nazioni Unite che chiude il suo ragionamento con un ultimo attacco a Tel Aviv: “In questo momento sta commettendo dei crimini atroci: hanno ammazzato 30.000 persone”.