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Emanuele Filiberto difende il padre Vittorio Emanuele: è innocente

Emanuele Filiberto si sfoga in concomitanza con l'uscita della serie tv Netflix sul tragico episodio della morte di Dirk Hamer che coinvolse suo padre Vittorio Emanuele nel lontano 1978. «Sono costretto, con dolore, a tornare su vicende che, da molti anni, sono state definitivamente chiarite e consegnate alla verità e alla giustizia. Sono costretto a parlare a nome di mio Padre perché Vittorio Emanuele, un uomo di 86 anni anziano e sofferente, purtroppo, non è più nelle condizioni di salute per potersi difendere in prima persona». Comincia così la lunga riflessione che Emanuele Filiberto affida a una nota stampa intervenendo sulle polemiche scatenate dall’uscita della docu-serie Netflix diretta da Beatrice Borromeo "Il Principe" su Vittorio Emanuele di Savoia e la morte di Dirk Hamer, avvenuta in seguito a un tragico incidente all’Isola di Cavallo nel 1978.

 

 

 

«Sono costretto a intervenire perché, ormai diversi mesi fa, mio Padre ha avuto la possibilità di parlare dei terribili fatti dell’Isola di Cavallo del 1978 in cui rimase tragicamente ferito il giovane Dirk Hamer e che hanno segnato anche la storia della mia Famiglia», spiega Emanuele Filiberto. Il rampollo di Casa Savoia racconta che il padre ha accettato di parlare nel film dopo essere stato contattato da Beatrice Borromeo, che gli scriveva: «Ho molto riflettuto sulla storia della Sua vita in questi anni, e ho cominciato ad avere la spiacevole sensazione di non essere stata corretta, di averla affrontata con troppa faziosità, di non aver ascoltato». Davanti alle telecamere, «mio Padre ha nutrito la speranza di poter contribuire, forse tra gli ultimi lavori della Sua vita, a un articolato progetto giornalistico, per dare voce alla propria storia e alla propria innocenza, non soltanto nelle aule da cui ha già avuto giustizia oltre trent’anni fa, ma rivolgendosi direttamente al grande pubblico», spiega, sottolineando che Vittorio Emanuele «ha aperto il suo cuore, le sue emozioni e le porte della sua casa per interi giorni a una produzione documentaristica, proprio perché non aveva e non ha nulla da nascondere. Nessun avvocato è stato messo di mezzo, non vi sono state domande preparate, né questioni concordate». Ma le critiche e i commenti scaturiti dalla serie non sono andati giù a Emanuele Filiberto: «Il documentario è lì: può piacere o meno e non desidero entrare nel merito di questo -scandisce- Che si voglia parlare di questa vicenda, è una cosa. Che si voglia strumentalizzarla, è tutt’altra cosa. Quello che non è in alcun modo accettabile e che mi spinge a intervenire con queste righe è il contorno di dichiarazioni che hanno accompagnato l’uscita del film, con lo squallido tentativo di piegare l’innocenza di mio Padre fino a trasformarla in colpevolezza». E attacca: «Non sono bastate le sentenze di assoluzione. Ora che la salute non consente più a Vittorio Emanuele di difendersi in prima persona, va semplicemente distrutto. Con la calunnia. Cosa costa, tanto? Vittorio Emanuele è ormai senza voce. Invece no. La difesa di mio Padre continuerà a trovare eco nelle mie parole, perché lo faró con le unghie e con i denti, senza compromessi».

Una difesa, assicura, «che non è affatto solo quella di un figlio. Perché questo dicono le sentenze di assoluzione, questo dicono quelle perizie balistiche, questa è la verità: Vittorio Emanuele di Savoia è innocente. Non accetto che la promozione di un documentario diventi l’occasione per diffondere notizie false». Emanuele Filiberto ripercorre le fasi processuali che hanno portato all’assoluzione del padre: «Smettiamola di parlare di complotti e la si finisca anche di criminalizzare la Giustizia francese: l’innocenza di mio Padre è stata stabilita dalla Corte d’Assise di Parigi ormai trent’anni fa, che l’ha completamente scagionato », affonda. «Non comprendo perché ancora oggi alcune persone continuino a permettersi di accusare uno dei più importanti organi giudiziari di uno Stato sovrano, ripetendo che il colpevole sia Vittorio Emanuele, quando 12 anni di indagini - e la balistica - hanno stabilito inequivocabilmente con una sentenza definitiva l’esatto contrario», prosegue. Il figlio di Vittorio Emanuele di Savoia conclude poi: «Chiunque volesse veramente trovare pace e giustizia, dovrebbe cercare altrove e non continuare a inseguire mio Padre che ha già sufficientemente pagato per tutto questo. E voglio veramente fermarmi qui, perché avrei molte cose da dire, anche sulla famiglia Hamer. Ma ho troppo rispetto per tutta questa drammatica vicenda per spingermi su questo terreno. In queste ore, si è già andati troppo oltre».