tempio dei radical chic

Da moralizzatori a moralizzati la parabola di Propaganda Live

Carlantonio Solimene

Prima le accuse di Rula Jebreal. Poi il «caso Angelini». Infine, in rapida successione, la «palpatina» di Memo Remigi e, come se non bastasse, la bufera che ha travolto Aboubakar Soumahoro. Tempi grami, quelli che si vivono nell'entourage di Propaganda Live, il talk di La7 che rilegge con sguardo ironico la settimana politica e che, soprattutto, rappresenta ai massimi livelli il tempio della sinistra radical chic. Quella che dà patenti di presentabilità e lezioni di moralismo a tutti ma che, ultimamente, è costretta a fare i conti con una miriade di piccoli e grandi casi che travolgono protagonisti fissi e ricorrenti della trasmissione guidata da Diego «Zoro» Bianchi. Che c'azzecca Soumahoro con Propaganda Live? C'azzecca, perché è stato proprio il talk in onda ogni venerdì sera su La7 a portare sotto la luce dei riflettori il sindacalista in lotta contro lo sfruttamento del lavoro dei migranti. Era il giugno del 2018 e il tema salì alla ribalta a causa dei colpi di fucile esplosi a San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, contro alcuni migranti. Uno di loro - Soumaila Sacko, attivista sindacale dell'Usb - perse la vita. E a raccontare l'inferno del lavoro in nero e sottopagato degli immigrati Diego Bianchi chiamò proprio Aboubakar Soumahoro.

 

 

Che tornò in seguito in trasmissione e divenne un volto sempre più conosciuto, al punto da guadagnarsi anche una copertina de l'Espresso in cui era contrapposto a Matteo Salvini con il titolo eloquente «Uomini o no». Il primo colpo ai campioni del moralismo era arrivato però qualche tempo prima. Esattamente nel maggio 2021, quando la giornalista Rula Jebreal annullò all'ultimo momento la sua partecipazione alla trasmissione dopo essersi accorta di essere l'unica ospite donna in scaletta. Ne seguì polverone mediatico e una lunga arringa difensiva in trasmissione da parte del gruppo Bianchi-Makkox-Damilano. Peccato che, nel frattempo, di bomba ne era esplosa un'altra, quella del chitarrista della band del programma, Roberto Angelini, multato per aver fatto lavorare in nero una dipendente del suo ristorante di sushi. Come Soumahoro, anche Angelini pubblicò sui social un video mentre era in lacrime. La classica toppa peggiore del buco, perché arrivò a dare della «pazza incattivita» alla dipendente di cui sopra. Seguì sospensione (temporanea) dalla trasmissione. Poi, dopo un po' di tempo, il ritorno in prima fila. Perché ciò che si rimprovera ai «nemici» viene facilmente perdonato agli «amici».

 

 

Infine il caso Remigi. Col quale, va specificato, Propaganda c'entra poco, visto che la palpata incriminata alla cantante Jessica Morlacchi è andata in onda nella trasmissione Rai Oggi è un altro giorno. Remigi, però, ha dovuto il secondo tempo della sua notorietà al rilancio ottenuto grazie a Diego Bianchi, per il quale era l'inviato a Testaccio per raccogliere la vox populi dello storico quartiere romano sui principali fatti della settimana. In seguito al clamore e all'esclusione dal programma Rai, anche Propaganda si è ben guardare di richiamare sullo schermo l'ottuagenario cantautore. «A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura» diceva Pietro Nenni. Nel frattempo, i «superstiti» del cast faranno bene a fare gli scongiuri. La «maledizione dei moralizzatori» ha dimostrato di non guardare in faccia a nessuno.