l'editoriale di capezzone
Avete la faccia come il woke, compagni
Ah, che spettacolo. Dopo dieci annidi dittatura culturale soft, di moralismo da collegio antico, di inquisizione lessicale, ecco che la sinistra mondiale (e quella italiana, sempre a rimorchio come il cane di Pavlov) scopre all’improvviso che il woke (cioè la dottrina politicamente corretta) fa schifo. Oplà. Come se non fossero stati loro a costruirlo, a finanziarlo, a imporlo, a farne la nuova religione di Stato (e di super Stato globale).
Ci hanno rinchiusi in una prigione mentale elegante: le parole «giuste», il cinema «giusto», i giornali «giusti», i libri «giusti».
Censura travestita da bontà, intolleranza truccata da inclusione, cancel culture presentata come progresso. Chi non si adeguava era fascista, razzista, o quantomeno «problematico».
La bufala di Sigfrido. Quando Ranucci evocava camorra e deep state
— IL TEMPO (@tempoweb) August 24, 2026
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E adesso, dopo averci ammannito quella minestra per un decennio, vorrebbero far finta di non aver mai tenuto il mestolo in mano. «Contrordine compagni»: ora il politicamente corretto è una esagerazione.
Ora bisogna «tornare al realismo». Ora scoprono di aver esagerato e che i confini non sono un’opinione. Che tenerezza.
In Italia è ancora più ridicolo. Da Conte a Renzi è un fuggi fuggi generale. Il Pd, quella gran casa di riposo del conformismo intellettuale, che per anni ha trasformato ogni dibattito in una lezione di catechismo progressista, adesso si scopre «pragmatico».
Repubblica, la cattedra da cui ci venivano impartite le omelie quotidiane su cosa era lecito pensare e cosa no, improvvisamente scopre che forse, forse, ci si è spinti troppo in là. Prima ci dicevano cosa dovevamo pensare. Adesso ci spiegano cosa non dobbiamo più pensare. Stessa arroganza, segno cambiato. Stesso magistero, solo che ora la predicazione è all’inverso.
Siete ridicoli. Esattamente come quei dirigenti del PCI che nel novembre del 1989 fingevano di brindare alla caduta del Muro di Berlino, dopo aver passato quarant’anni a difendere quel sistema con le unghie e con i denti. Almeno allora c’era Cossiga, che ebbe il coraggio di infilzare Occhetto chiamandolo «zombie con i baffi». Un’immagine forte, forse un’esagerazione polemica per un Presidente della Repubblica. E Occhetto, mi fa piacere sottolinearlo, era ed è un uomo dabbene rispetto a questa generazione di invertebrati politici.
I vecchi comunisti mentivano al popolo. Questi mentono anche a se stessi. E lo fanno con la faccia tosta di chi, dopo aver bruciato la casa, si presenta come il pompiere.
Il punto non è che abbiano cambiato idea.
Il punto è che fingono di non aver mai avuto quella idea. E mentre fanno la giravolta, pretendono ancora di darci lezioni di morale. Come se dieci anni di terrorismo culturale non fossero mai esistiti. Comese non avessero trasformato le università in seminari laici, i giornali in bollettini di partito, il cinema in propaganda e il linguaggio in un campo minato.
No, cari compagni. Non si cancella così il passato. Non si fa finta di niente. La memoria non è un optional. E l’ironia della storia, a volte, è più crudele di qualsiasi editoriale.