l'editoriale di capezzone

Ma Sigfrido è impazzito o c’è un matto che crede di essere lui? Il complotto (alle vongole) immaginato da Ranucci

Allo scombiccherato racconto fantasy che sto per riassumervi, amici lettori, mancano soltanto Diabolik, Batman, il leone della Metro Goldwyn Mayer e il Mossad. Anzi no, il Mossad l’ha evocato il leggendario Lavitola davanti ai magistrati.

Per il resto, in uno shaker impazzito, c’è di tutto: una dose di Trump, una di Peter Thiel, poi alla rinfusa Musk, Bezos, Netanyahu.

Spuntano perfino i ragazzi di Esperia. Aggiungete (a piacere vostro) una scorzetta di P2 e Licio Gelli, oltre ovviamente (questo è sottinteso) alla manovalanza assicurata dal perfido Capezzone che scrive queste righe.

Mescolate, shakerate e vi ritroverete servito una specie di complotto demo-pluto-giudaico-massonico rigorosamente alle vongole (quelle le avrà magari fornite Valterino Lavitola dal suo ristorante a Monteverde Vecchio).

 

 

Dite che siamo diventati matti? Noi no, almeno speriamo. Abbiamo solo letto l’incredibile corrispondenza di Repubblica da Lavarone, dove l’altra sera Sigfrido Ranucci è andato a presentare un suo libro. Nelle pause, ha scambiato qualche parola con l’inviato di Rep Giampaolo Visetti, descrivendo i contorni di un piano di attacco mondiale contro la democrazia che poi - intuiamo avrebbe avuto una sua prima applicazione nell’attacco a lui, al mitico Ranucci.

E c’è da rimanere allibiti. Sigfrido non spiega niente dei suoi rapporti ambigui con Lavitola. Non spiega niente sulle sue apparenti reticenze di questi mesi. Non spiega niente del fango e delle ombre gettate contro il senatore Fazzolari, contro l’onorevole Cangiano, contro Il Tempo e gli altri giornali di centrodestra, contro il nostro editore, contro le «destre».

In compenso parla testualmente «della sua gente» («sto bene in mezzo alla mia gente»), straparla di tutti quelli che gli chiederebbero di candidarsi, senza neanche rendersi conto, in questo modo, di suffragare potentemente il disegno che Lavitola aveva concepito per lui: un’operazione politica in salsa populista.

Verrebbe da dire che, se complotto c’è, siamo davanti a un caso da manuale di «autocomplotto». Gentile Sigfrido, hai fatto tutto tu: con le tue amicizie sbagliate e le tue ambizioni smisurate. Di cui ora paghi il conto.

 

Ps Da ultimo, un suggerimento. Smettila, tu e il tuo collettivo, di raccontare panzane sull’inchiesta de Il Tempo su «Reportopoli». Ormai voi e i vostri fiancheggiatori, arrampicandovi sugli specchi, siete giunti a quattro diverse versioni.

La prima: il documento è falso (purtroppo per voi, invece è tutto vero). Seconda versione: «è un documento strategico» riservato (e quindi è vero). Terza versione: Il Tempo non avrebbe specificato, rispetto ai compensi degli inviati di Report, la differenza tra lordo e netto più le spese sostenute. Falso pure questo: il primo giorno l’abbiamo scritto non una ma due volte, in bella evidenza, a pagina 2 (neanche sapete leggere?). Quarta e ultima versione: ma Il Tempo come l’ha avuto quel documento? Ragazzi, si chiamano «inchieste»: quelle che pensavate di fare solo voi e solo sugli altri.