L'EDITORIALE DI CAPEZZONE
Meloni non perdona. Sanchez era stato avvisato
mon poteva non sapere. Senza ombra di dubbio, Pedro Sanchez non poteva ignorare che quello dell’immigrazione fuori controllo a causa delle sue scelte politiche fosse già un tema rovente per gli altri governi europei. E ben prima del recentissimo tracollo di Ceuta. Vi ricordate l’apertura di ieri de Il Tempo firmata da Alessandro Bertoldi? Il nostro commentatore aveva rilanciato la questione della maxisanatoria voluta dal socialista spagnolo, e della quale hanno già beneficiato 600mila clandestini, mentre altri 4-500mila sono tuttora in attesa.
(Quei soggetti, come si sa, essendo stati dotati dalla Spagna di permesso di soggiorno, potrebbero circolare (fino a 90 giorni su 180) negli altri paesi dello spazio Schengen: in teoria solo per spostamenti di breve durata, ma in pratica tutto può succedere, Ecco, Il Tempo è in grado di svelare che il 18 giugno scorso, a Bruxelles, durante il Consiglio europeo, nel corso di un dibattito a porte chiuse sulla migrazione (dopo l’approvazione del regolamento sui rimpatri e le discussioni su hub in Paesi terzi), Giorgia Meloni e la socialista danese Mette Fredriksen avevano duramente criticato Sanchez per quella regolarizzazione di massa.
Le due leader, non a caso prime firmatarie della lettera che l’altro ieri è stata sottoscritta da altri 20 Paesi, avevano sottolineato come l’improvvida misura spagnola avrebbe potuto produrre ripercussioni anche sugli altri stati Schengen, per giunta in totale controtendenza rispetto alle buone decisioni Ue (pure quelle volute dall’Italia) sui rimpatri più facili e sulla lista unica dei Paesi africani e asiatici dove rimandare i soggetti non dotati di diritto d’asilo.
I lavori del Consiglio sono riservati, ma fonti qualificate confermano a Il Tempo il concetto che fu opposto a Sanchez da Meloni e Fredriksen: «Ciò che fate in Spagna ci riguarda tutti».
Sanchez, messo all’angolo, difese la politica spagnola sostenendo che si trattasse di competenza nazionale, che molti interessati erano latinoamericani e che gli arrivi irregolari in Spagna erano complessivamente calati. Ma fonti diplomatiche contattate ieri da Il Tempo ricostruiscono lo scambio come una discussione tesa, e in effetti il giorno dopo, il 19 giugno, alcuni media parlarono di «scontro» o «lite», altri di semplice dibattito.
Già allora Giorgia Meloni e Mette Fredriksen avevano anche promosso una iniziativa a favore di soluzioni in paesi terzi: esattamente quel modello Albania rilanciato l’altro ieri e poi ieri.
Come si vede, dunque, è vero esattamente il contrario di ciò che sostiene la sinistra. Primo: non è affatto vero che da parte di Meloni ci sia stata strumentalizzazione della vicenda di Ceuta.
Semmai, la leader italiana e quella danese (giova precisarlo: quest’ultima è una socialista) possono vantare coerenza e consequenzialità di comportamento. Secondo: viceversa, è proprio Sanchez che, essendo stato «avvisato” a suo tempo, avrebbe dovuto muoversi con prudenza e cautela. Cosa che – di tutta evidenza – non ha fatto.
*** E qui, amici lettori, passiamo in conclusione a una sorta di appello umanitario. Se potete, siate gentili con i vostri amici di sinistra, perché da qualche giorno gli sta cascando il mondo addosso.
È crollato il loro idolo Pedro, dopo mesi di invocazioni «la sinistra riparta da Sanchez». Le immagini da Ceuta, per giunta, hanno terrorizzato le persone normali.
E i compagni sono letteralmente impazziti: proprio loro, che avevano criminalizzato il governo italiano ai tempi di Cutro, stavolta sembrano ignorare i 72 migranti morti. Di più: negano l’evidenza dei 21 Paesi europei sulla linea Meloni, che descrivevano come «isolata» (figurati se invece stava in compagnia). Non solo: sono arrivati a giustificare Sanchez che se né andato in vacanza e, come sberleffo finale, ha consigliato a tutti una playlist musicale. Sui social per i sinistrati è un inferno: l’onda del dissenso li ha travolti. Attendiamo i sondaggi.