PROVA DI IMPRESENTABILITÀ

E questa sarebbe l’idea di sicurezza della sinistra che vuole governare?

Federico Punzi

Non ci voleva un genio per accorgersi dell’azzardo di convocare una manifestazione a poche ore dalla morte di Abderrahim Fakir, per di più considerando gli animi surriscaldati dei famigliari (la sorella ha invocato addirittura «vendetta»; già, non giustizia ma proprio vendetta). Il sindaco di Bologna Matteo Lepore si è assunto per intero questo rischio. Il risultato è noto: una notte di scontri e devastazioni nel centro di Bologna con un bilancio pesantissimo: 64 poliziotti feriti e sei mezzi danneggiati, a cui vanno aggiunte auto in fiamme, pavimentazione divelta, biciclette elettriche distrutte. Tardive le prese di distanza del sindaco, ridicola la sua pretesa di distinguere tra due piazze, una pacifica e una violenta. I manifestanti dell’una si sono semplicemente spostati nell’altra, davanti alla Prefettura, dove sono iniziati i disordini. E comunque, già i cori intonati nella «sua» piazza, quella «pacifica» («tutto il mondo odia la polizia», «pagherete caro, pagherete tutto») non lasciavano presagire nulla di buono. Certo, siamo tutti d'accordo che dovranno essere accertate eventuali responsabilità. Ma una manifestazione per chiedere «verità e giustizia per Fakir», quando la Procura di Bologna aveva appena emesso una nota inequivocabile sull’avvio di un’indagine e il ministro Piantedosi aveva confermato la consegna delle bodycam degli agenti, significa sottintendere che ci sia qualcuno che vuole negare verità e giustizia e suona come una condanna preventiva della polizia.

 

 

Ci si aspetterebbe da un rappresentante delle istituzioni come il sindaco che si spenda per calmare gli animi, non mobilitare la piazza rischiando di legittimare le violenze dei soliti centri sociali e antagonisti. Non si può non concordare con Maurizio Molinari: «Una piazza frutto degli errori del sindaco». Ancora più gravi e surreali le parole della segretaria del Pd Elly Schlein, che ci ha messo un'intera giornata prima di commentare, finalmente, nella tarda serata di martedì. Non solo non è riuscita a criticare la condotta del sindaco, nemmeno un dubbio, una sfumatura, limitandosi ad una generica condanna delle violenze. Al contrario, ha promosso Lepore per aver «scelto di governare la frustrazione e lo smarrimento di un’intera comunità. È stato importante, per non lasciarla in balia delle spinte più estremiste e degli antagonisti». Ci chiediamo se abbia visto le scene di guerriglia urbana a Bologna, perché è esattamente quanto è avvenuto: una comunità lasciata in balia delle violenze di centri sociali e antagonisti chiamati in piazza dal suo stesso sindaco. Ma le acrobazie verbali della segretaria del Pd non finiscono qui. Prima dice che la politica non deve giungere a «condanne o assoluzioni d’ufficio», «sarà la magistratura a stabilire se ci sono responsabilità e di chi», per poi aggiungere che «quando un uomo muore durante un’operazione di fermo, lo Stato ha fallito e proprio lo Stato deve fare piena luce». Schlein ritiene che «il ruolo della politica non sia quello di precipitarsi a commentare ogni giorno i fatti di cronaca alimentando delle opposte tifoserie». Peccato sia esattamente ciò che ha fatto Lepore, ma la sua segretaria lo assolve, perché avrebbe «governato la frustrazione», mentre ha già condannato lo Stato, cioè la polizia, prima ancora che siano ricostruiti i fatti. È questa l’idea di sicurezza e ordine pubblico, il rispetto per le forze dell’ordine, della sinistra che si candida a governare l’Italia?

 

 

La segretaria del Pd sembra più idonea ai campionati mondiali di arrampicata sugli specchi. La sinistra che accusa i partiti di centrodestra di voler legittimare una «giustizia privata» per il caso Roggero, è la stessa che senza nemmeno aspettare l’esito degli accertamenti scatena la giustizia sommaria della piazza. Ma un’ombra ancora più inquietante si scorge alle spalle di questi leader progressisti che si candidano a guidare il Paese: una pericolosissima saldatura tra antagonisti Antifa e immigrati islamici, maranza, radicalizzati, il cui potere di condizionamento e ricatto sulla sinistra istituzionale è già oggi ben visibile.