l'editoriale di capezzone
Lettera aperta agli amici di FI: la palude spera di usarvi, non permettetelo
C’è qualcosa che credo di sapere non tanto su Forza Italia quanto sui suoi elettori. Non me lo suggeriscono né i sondaggi né qualche sofisticata analisi di marketing politico: me lo raccontano le persone che incontro da anni per strada e sui social, giovani e meno giovani, telespettatori e telespettatrici di Rete 4, persone semplici o professionisti.
Non tutti sono storicamente di provenienza di destra. Anzi: molti di loro, nella Prima Repubblica, votavano democristiano o liberale o socialista o repubblicano. E tutti sono animati da un sano e istintivo sentimento anti-comunista. Sanno, sentono che a sinistra domina incontrastato un atteggiamento intollerante, giustizialista, ostile al dissenso, incline all’«omicidio politico»: valse contro Craxi tanto quanto contro Berlusconi.
C’è di più: gli elettori di Forza Italia non solo non covano ostilità politiche versi i partiti alleati, ma accettano ben volentieri - in base alla forza dei numeri - che il centrodestra sia di volta in volta guidato dal leader del partito maggiore, oggi Meloni, ieri Salvini, l'altro ieri Berlusconi.
Eppure in questo momento c’è un problema che non si può far finta di non vedere. Le cose sono complicate e vanno raccontate con lealtà e onestà intellettuale.
Primo (a favore di Forza Italia). A Il Tempo non risulta affatto che gli attuali vertici azzurri, né come partito né come gruppi parlamentari, avessero intenzione di fare brutti scherzi sulle preferenze. Ci risulta semmai il contrario: un impegno diretto e positivo anche della capogruppo al Senato, Stefania Craxi, a supporto di un buon risultato nell’altro ramo del Parlamento. E la senatrice Craxi è notoriamente interlocutrice politica diretta di Marina Berlusconi.
Secondo (ancora a favore di Forza Italia). Ieri su alcuni giornali dell’area ella sinistra sono stati pubblicati retroscena imprecisi e meritevoli di smentita, che attribuivano alla Craxi un’eventuale contrarietà alla riproposizione al Senato (a settembre) di un emendamento pro preferenze. Falso: la Craxi, nella conversazione con colleghi senatori della maggioranza, si riferiva ad un emendamento su tutt’altra materia (giustizia).
Terzo (e questo è invece un problema di Forza Italia): un numero importante di franchi tiratori alla Camera è indubbiamente venuto dal gruppo azzurro. Su questo - come si dice - non ci piove. Per lo più si è trattato di deputati in cerca di ricandidatura (incertissima) oppure sprovvisti di radicamento (altro che preferenze per loro). E questo ha portato un nutrito drappello di peones al disastro che conosciamo. Questo è e resta un problema: c'è un numero di parlamentari fuori controllo, che, per disperazione politica, potrebbero ripetere gesti inconsulti. Ma l’insidia più grave, in prospettiva, è un’altra. A Roma, non pochi (nei circuiti politici, istituzionali e mediatici) confidano di fare di Forza Italia lo strumento della possibile disarticolazione del centrodestra. O prima del voto, o (per non lasciare impronte digitali) dopo il voto. Si punta - come Il Tempo scrive da mesi - a un pareggio, a un pantano che favorisca governi tecnici o semitecnici (in realtà egemonizzati dal Pd) con relativo appello a un presunto «senso di responsabilità». Una scusa, un alibi per attrarre Forza Italia nella palude dopo le elezioni.
Sia ben chiaro: Forza Italia, oggi, non è affatto autrice o complice di questo disegno. Ne sarebbe semmai prima lo strumento e poi la vittima, nel senso che verrebbe usata e gettata via. Qualcosa di simile all’operazione che in altri tempi fu concepita attraverso l’Ncd di Alfano: utile per scardinare il centrodestra e poi via via meno rilevante.
I dirigenti più avvertiti di Forza Italia conoscono bene questo rischio, e, per quanto consta a Il Tempo, desiderano sinceramente scongiurarlo. A maggior ragione, tocca a Fratelli d’Italia (come Berlusconi fece quando era leader) essere generosi e comprensivi con gli alleati più piccoli. Ma, allo stesso modo, tocca ai responsabili di Forza Italia vigilare affinché i fautori della palude non possano in alcun modo sperare in sponde azzurre, né prima né dopo il voto, né domani né dopodomani.
Per queste ragioni, penso che tutto il centrodestra farebbe bene a garantire agli elettori che, anche dopo il voto politico, in qualsiasi circostanza e con qualunque combinazione numerica, non ci sarà alcuna disponibilità a intese con il Pd e la sinistra. Già è spossante vedere in tv, anche dove uno non se li aspetterebbe, i personaggi alla Bianca Berlinguer, i comunisti in conduzione e quelli nei parterre dei talk show. Mancherebbe solo di rivedere connubi con la sinistra anche in sede istituzionale. Prima si stronca la manovrina romana volta a generare quell’esito, meglio sarà.