l’editoriale di Capezzone
Capezzone: testa fredda. Bussola occidentale. Forza Giorgia Meloni
Quando intorno c’è tanto rumore, troppa confusione, quello è il momento di leggere Il Tempo e cercare una bussola affidabile. Possiamo scriverlo con un pizzico di orgoglio: ci siamo ritagliati un ruolo di analisi equilibrata, di approccio ragionato anche quando da altre parti le reazioni sono più di pancia che di testa. E allora proviamo a fare un po’ d’ordine, visto che ieri il Presidente Usa ha ricominciato a provocare, con l’aria di quello che vuole per forza l’ultima parola (ma per il secondo giorno consecutivo Giorgia Meloni l’ha rimesso a posto con fermezza e eleganza).
1. Trump ha compiuto verso Meloni un gesto insensato, e lo ha fatto al termine di una settimana in cui aveva già ceduto a tavolino agli ayatollah: un errore dopo l’altro. Ormai (e qui non abbiamo mai avuto pregiudizi contro di lui: semmai a suo favore) rischia di correre verso una totale incomprensibilità delle sue scelte. Abramo Lincoln ammoniva: “Con il sentimento pubblico, ogni risultato è possibile, ma senza di esso nulla può essere raggiunto”. Qualcuno alla Casa Bianca faccia rileggere a Trump quella saggia massima del più illustre tra i suoi predecessori.
2. Meloni ha fatto bene a rispondere due volte, non poteva fare diversamente: e lo ha fatto in modo misurato e proporzionato. Giusto così.
3. Ora però occorre evitare che altri si abbandonino a colpi di testa e falli di reazione. Non c’è da “boicottare” il 4 luglio, né si tratta di aggiungere altra benzina sul fuoco. E’ il momento dei pompieri: di piromani se ne sono visti fin troppi. E’ la sinistra (questo è il trappolone da evitare) che sogna l’irreversibilità dell’incidente: e lo si è capito sin dall’altra mattina, quando (ferma restando la cafonata di Trump) La7 ha immediatamente forzato la traduzione delle frasi del Presidente Usa per far esplodere una rissa non ricomponibile.
4. Occorre guardare all’America di domani. Auspicabilmente (ma non è facile purtroppo) a una presidenza di Marco Rubio nel 2028. E in ogni caso occorre dedicare più attenzione di quanto si sia fatto finora a Elon Musk, a Peter Thiel, agli altri campioni del big tech. Che qui in Italia - diciamocelo - non sono stati affatto accolti bene. Forse non è chiaro: le promesse dell’intelligenza artificiale sono spettacolari in ogni ambito (compresa la speranza di guarigione da malattie terribili), e una massa impressionante di investimenti globali è già incanalata lì. Tagliarcene fuori sarebbe da matti, a meno di pensare a un futuro italiano solo da «parco enogastronomico». Un po’ poco per noi.
5. In termini di difesa, occorre scommettere più sulla Nato che sull’Ue. I paesi europei, anche in forma coordinata, devono impegnarsi di più nell’Alleanza atlantica, mentre va evitato qualunque meccanismo che in Europa ci ponga in posizione subordinata rispetto a Parigi. Macron non aspetta altro.
6. Certo che l’Italia deve giocare la sua partita anche in Europa. Ma questo non vuol dire accettare lo slogan surreale «ci vuole più Europa». Questa Ue non ha funzionato: aumentare il dosaggio della verticalizzazione delle decisioni in capo a Bruxelles potrà solo scatenare altra rabbia tra gli elettori di mezza Europa. Possi bile che alcuni non l’abbiano ancora capito?
7. Serve un centrodestra largo e forte. Fratelli d’Italia è il partito elettoralmente più in salute. Occorre aiutare anche Lega e Forza Italia a risalire e a tornare alla migliore performance possibile. Quanto a Vannacci, la palla è a lui: se va da solo, fa vincere Conte & Schlein. Basta saperlo.
8. Complessivamente, come posizionamento geopolitico del paese, vale ciò che Meloni disse efficacemente a Trump alla Casa Bianca, correggendo il «Make America Great Again» con un «Make the West Great Again». Se l’America vuole essere grande, deve far rimanere grande l’intero nostro Occidente. I nemici stanno a Pechino, a Teheran, e purtroppo anche a Mosca: sarà bene che tutti (a Washington come a Parigi e a Berlino) se lo mettano in testa.
9. La sinistra italiana, in tutte le sue espressioni e ramificazioni, si conferma ridicola, tra solidarietà pelosa e sciacallaggio. Guardateli e sentiteli: dall’altro ieri, già dopo la prima smargiassata di Trump, i loro dichiaratori seriali per dieci secondi esprimono vicinanza a Meloni, ma subito dopo la aggrediscono per dieci minuti. Sono e restano inaffidabili e anti-italiani.
10. Abbonatevi a Il Tempo. È una polizza di assicurazione contro la banalità e il conformismo. Buona domenica, amici lettori.