L'editoriale
Un disperato Macron sogna di fare il capo degli "anti Trump". Ostilità (e invidia) contro Meloni
Oggi Il Tempo vi propone due documenti di eccezionale rilievo: un’analisi di Luigi Bisignani sul rischio che il «partito francese», persa la mano di poker sulle banche, possa cercare rivincite in altri ambiti decisivi; e poi un saggio geopolitico di Gianni Pilo su tutte le insidie strategiche della linea francese in un quadro internazionale che è già stracarico di incognite. Dopo di che, non dimenticate il «fattore umano», che è sempre decisivo. E allora ecco una domanda e una risposta facile (e inquietante) su un tema delicatissimo: quando è che un uomo politico diventa pericoloso per se stesso e per gli altri? Lo diventa quando è disperato, quando sente di non avere una prospettiva, quando ha smarrito una bussola: e dunque quando di conseguenza - è in cerca di un’avventura, di un gol in rovesciata, di un’impresa miracolosa che lo renda di nuovo magicamente popolare, di una «droga» potente che lo scuota - metaforicamente - dalla situazione di «down» in cui è precipitato. È questa- senza girarci troppo intorno - la condizione politica in cui si trova Emmanuel Macron. Livelli massimi di impopolarità in patria; mezza Francia in fiamme; immigrazione e estremisti islamici fuori controllo; economia debolissima; sistema produttivo alle corde. Nel frattempo, tutta la retorica riformista che aveva accompagnato la sua ascesa politica è miseramente evaporata: peggio, il solo rievocarne il ricordo produce nei francesi rigetto e rabbia.
L’ultimo biennio è stato addirittura devastante per lui, e - a causa sua - per i francesi. Dopo il rovescio alla Europee, ha convocato elezioni politiche immediate al solo scopo di fermare la Le Pen e Bardella. E in qualche modo ci è riuscito: ma al prezzo di mettere insieme tutto e il contrario di tutto, vecchi residuati comunisti e estremisti pro Pal. Risultato? Nessuna maggioranza parlamentare; tre governicchi sono già venuti giù (Barnier, Bayrou, Lecornu 1); e un altro - quello attuale, il Lecornu 2 - è a sua volta fragile nei numeri e anemico nella consistenza politica. Eallora, davanti a questo campo di macerie fumanti, che cosa fa Macron? Cerca di darsi una dimensione di leadership internazionale, di trasformarsi in «campione anti-Trump». Ma è proprio qui che il politico disperato - come dicevo all’inizio- diventa pericoloso. Prendete i suoi comportamenti degli ultimi mesi: ha convocato vertici a Parigi (e altrove) ignorando e travolgendo le forme e gli organismi di quella stessa Ue di cui si proclama sostenitore; ha cercato la polemica con Trump (salvo omaggiarlo quando se lo è trovato davanti); tenta disperatamente di autonominarsi capo dell’Occidente detrumpizzato, usando l’argomento del nucleare militare francese, promettendo «protezione agli alleati» (testuale), cioè già collocandosi da solo in una dimensione superiore rispetto agli altri. A tutto questo si aggiunge la vera e propria ossessione politica anti-Meloni che anima Macron, facendo letteralmente impazzire di rabbia e di paura l’inquilino dell’Eliseo. Non guardate la cronaca (il possibile accordo sul Trattato Italia-Francia a fine mese), ma considerate la traiettoria di fondo.
Primo: Macron vede nel governo italiano la prefigurazione di una sua possibile sconfitta in Francia per mano della destra, che prima o poi avverrà. Secondo: Meloni si è rivelata una protagonista della scena internazionale, mentre lui ne prevedeva una facile marginalizzazione in quanto "fascista", nel racconto che anche Parigi ha contribuito per mesi a orchestrare. Terzo: Macron soffre tremendamente l’iniziativa italiana in Africa, proprio mentre Parigi perde posizioni in quel continente. Tutto questo fa del presidente francese un soggetto istintivamente e pervicacemente ostile verso Roma. Sorride, naturalmente; evoca il Trattato del Quirinale; ma appena può ogni sua mossa è concepita per restringere lo spazio di manovra di Roma. Sarà bene tenere a mente una fulminante battuta di qualche anno fa di Nile Gardiner, già consigliere di Margaret Thatcher: «Macron è un totale backstabber». Per la cronaca, le traduzioni possibili in italiano della parola backstabber sono (dalla più figurata alla più letterale): traditore, uno che fa o dice cose alle spalle, pugnalatore alla schiena. La sua natura politica è questa. Ecco: questo è l’uomo politico tuttora idolatrato dalla sinistra, dai centristi, dai tecnocrati e dai giornali italiani. Sarà bene tenersene alla larga. E anzi utilizzarlo come utile bussola per orientarsi: se assume un’iniziativa, vale la pena di diffidarne. Per principio."