l’editoriale di Capezzone

Capezzone: scoop sulla rete italiana di soldi a Hamas. Pure Gori con il trolley pronto? E tengono sulla graticola il generale Mori

Daniele Capezzone

Questa mattina Il Tempo è letteralmente imperdibile: avete sotto gli occhi un numero da conservare. E non solo per le avventure di Kimi Antonelli, Vito Dell’Aquila e Flavio Cobolli, che ci fanno sognare e ci ricordano - nella vittoria o nel piazzamento - la magia della forza, del talento e della giovinezza. Tre «entità» che non ammettono repliche. Ma, scendendo dall’Olimpo dei campioni dello sport, trovate un’inchiesta esclusiva, documentatissima e inquietante, di Alessandro Bertoldi sulla rete dei soldi dall’Italia a Hamas. Anche a livello internazionale, non si era mai letto un dossier così accurato nel ricostruire nomi, intrecci, relazioni. È la prima puntata di un lavoro investigativo che letteralmente «chiama» interrogazioni parlamentari e integra quanto sta già emergendo a livello giudiziario sul giro di Hannoun e dei suoi amici.

Trovate poi la supernotizia che vi anticipa (altra esclusiva de Il Tempo) Edoardo Sirignano: pure Giorgio Gori, l’ex sindaco di Bergamo che doveva cambiare il Pd, avrebbe preparato il trolley per partire e salutare Elly. E che dire del caso Conte-M5S? Dopo un articolo di ieri de Il Giornale, il leader grillino si è affrettato a difendere la memoria del suo maestro Guido Alpa, oggi scomparso. E figurarsi se qui ci mettiamo ad accusare i morti: il tema, semmai, è quello dei vivi. Mi riferisco, avendo ben presente la presunzione di innocenza (che per noi vale sempre), all’avvocato Di Donna, già al centro di accuse (da dimostrare anche quelle) su presunte richieste anomale ai soggetti che ottenevano commesse dalla struttura commissariale ai tempi del Covid. Ecco, Di Donna dice di avere «diverse opportunità» e «cose» per aiutare Conte. Di che si tratta? Domandare è doveroso, rispondere anche di più.

E ancora, insieme a molte altre cose, vi invito a dedicare attenzione all’analisi di Giovanni M. Jacobazzi sulle ombre che rischiano di allungarsi e trascinarsi (nonostante l’archiviazione per Berlusconi e Dell’Utri) a Firenze. Inutile girarci intorno: senza prove, ancora una volta, il bersaglio sembra essere il generale Mario Mori, che in un altro paese sarebbe già stato nominato senatore a vita. E invece no: nonostante le assoluzioni, l’obiettivo di una certa macchina politica, mediatica e giudiziaria pare quello di tenerlo in eterno sulla graticola. E come mai? Mentre la Commissione Antimafia e la Procura di Caltanissetta stanno inchiodando un pezzo di magistratura alle sue responsabilità su «mafia e appalti», forse qualcuno punta a guadagnare tempo per poter dire che c’è ancora un’indagine alternativa. Altrimenti, se a Firenze chiude tutto, la narrazione di Scarpinato e degli altri si smonta definitivamente. Dunque, altro che baloccarsi e giochicchiare (non solo dalle parti del Fatto: troppo comodo sparare solo sul giornale di Marco Travaglio) con la storia della massaggiatrice uruguaiana Graciela: in Italia c’è ben altro da tenere d’occhio. A partire dalle Commissioni Antimafia e Covid, che fanno impazzire di rabbia e di paura i grillini. Il Tempo non mollerà la presa.