L'EDITORIALE DI CAPEZZONE
Il centrodestra unito è il grande lascito politico del Cav, Per vincere serve che tutti e tre i partiti siano in salute Oggi Il Tempo anticipa un’ottima novità per la Lega
È proprio vero: il tempo (e pure Il Tempo) è galantuomo. Proprio mentre svanisce a Firenze l’ultima maxibufala che ha lungamente e ingiustamente avvelenato perfino la memoria post mortem di Silvio Berlusconi, arrivano notizie interessanti per quel centrodestra unito che rappresenta, a ben vedere, la vera eredità politica del Cav. Se ci pensate, infatti, nel 1994, Berlusconi non fondò solo Forza Italia, ma, unendo l’allora Msi (non ancora divenuto Alleanza Nazionale) e la Lega di Bossi, inventò uno schieramento unitario alternativo alla sinistra. Ecco: il lascito politico più prezioso di Berlusconi, più ancora dello stesso movimento azzurro, è proprio l’idea che si debba offrire un tetto comune, un’alleanza tra diversi, a tutti quelli che non vogliono farsi governare dai comunisti (ora come allora).
Questo lascito è sacro, va preservato e proiettato nel futuro.
E allora ecco il punto: per vincere nel 2027, occorre che tutti e tre i partiti di governo siano nelle migliori condizioni possibili. Fratelli d’Italia è di tutta evidenza il partito guida, che usufruisce del grande vantaggio di potersi giovare della leadership di Giorgia Meloni. A ben vedere, Meloni è stata capace di creare una connessione emotiva con gli italiani che è profonda, non transitoria, ed è rimasta salda dopo quattro lunghi anni al governo: circostanza rarissima nei paesi dell’Occidente avanzato, dove qualunque premier, già a metà mandato, mostra segni di logoramento nel rapporto con l’opinione pubblica. Per Meloni (anzi, per Giorgia, come la chiamano quelli che la salutano in strada), non è così. Ed è un gran bene per tutti, non solo per FdI. Forza Italia ha un compito delicato: deve coprire uno spazio politico più centrale, ma non centrista. Magari mi sbaglio, ma sono proprio convinto che chi amava il Cav non cerchi oggi una «grande Udc» o qualcosa del genere. Le proposte di Berlusconi erano liberali ma «radicali», forti, dotate di una carica rivoluzionaria, a partire dalla questione fiscale. Fossi nei panni degli azzurri, scommetterei su quella chiave e ripartirei da lì.
E poi c’è la Lega, partito oggetto da anni, a partire dal suo segretario, di una campagna ostile con pochi precedenti per virulenza: aggressione giudiziaria, mediatica e anche personale contro Matteo Salvini. La notizia anticipata oggi da Il Tempo è molto importante. Con intelligenza e generosità, Salvini vuole unire e valorizzare le sensibilità che una certa operazione mediatica avrebbe invece voluto usare rozzamente contro di lui, a partire dal ministro Giorgetti e dai governatori Zaia, Fedriga e Fontana. E invece no: faranno tutti squadra, e già la prossima settimana Luca Zaia con ogni probabilità assumerà un rilevantissimo incarico di partito. Si prefigura dunque una ripartenza per la Lega che potrà nuovamente giocare la carta del Nord, dell’autonomia, di un pezzo d’Italia che possiede gli anticorpi per resistere ai virus dello statalismo e del conformismo su cui verrà costruita la coalizione avversaria. Il centrodestra deve puntare a vincere ovunque, ma una roccaforte territoriale c’è e va tutelata. La Lega, tornando a crescere, farà bene a se stessa e a tutta la coalizione. Buon lavoro, dunque.