l'editoriale di capezzone
La sinistra attorcigliata alla sconfitta dopo le illusioni di gloria. Il caso di Matteo Renzi: senatore, ci ripensi, non si faccia fregare
Certi amori non finiscono, cantava Antonello Venditti. E il grande amore della sinistra, anzi la vera passione erotica dei compagni, si sa, è l’analisi della sconfitta. In un amen sono capaci di passare dal linciaggio del «destro» (format-Gruber su Tele-Cairo: tre contro uno, e giù schiaffi) alla seduta di autocoscienza. Con il dubbio esistenziale: ma non è che Elly non ce la fa?
È così: ogni volta che un piddino incontra la realtà, ne esce tumefatto nel corpo e avvilito nello spirito. E a dare l’ultimo sganassone provvedono regolarmente gli alleati e i loro efficaci apparati mediatici. Ieri mattina ad esempio era divertentissima (complimenti!) la prima pagina del Fatto, che segnalava la sconfitta del solo Pd. Insomma, non è mica il centrosinistra, ma soltanto il Pd che affonda in Laguna. Un po’ come l’avvocato del celebre sketch di Gigi Proietti con il suo cliente: «Qui se li inc... noi, qua invece te se inc... a te». Inutile dire tra Conte e Schlein a chi tocchi (metaforicamente) la parte dell’avvocato e a chi quella del cliente.
In ogni caso, leggetevi oggi i nostri Aldo Rosati e Matteo Cassol e non potrete trattenere un sorriso al pensiero degli uni (quelli della sinistra politica) che già erano idealmente dal sarto per farsi il vestito su misura in vista del giuramento al Quirinale nel 2027, e degli altri (quelli della sinistra mediatica) che già cantavano il De Profundis per il governo ma adesso ripresentano la Meloni come la perfida efascistissima premier pronta a chissà quale blitz sulla legge elettorale.
Tutto da ridere, amici.
Restano però due questioni sul tavolo. La prima riguarda il centrodestra, che deve uscire dalla depressione (eccessiva) in cui era precipitato dopo l’infortunio referendario.
Ora si tratta di preparare un finale di legislatura efficace sui tre temi decisivi: tasse, sicurezza, immigrazione. Rivendicando il buon lavoro fatto finora, ma anche definendo i prossimi passi su quelle tre materie.
La seconda questione riguarda il senatore Matteo Renzi, che qui - lui lo sa - abbiamo sempre rispettato, nel consenso o più frequentemente nel dissenso. Nella vita politica di un leader corsaro capita di dover cercare spazi in modi e luoghi difficili. E le circostanze hanno convinto il capo di Italia Viva che uno spazio di agibilità politica potesse essere conquistato solo attraverso un’alleanza a sinistra.
E così Renzi, con il talento da polemista che tutti gli riconoscono, ha preso a sparare a palle incatenate contro Giorgia Meloni. Un po’ come se volesse mostrare a quelli del Pd, ai grillini e ad Avs come si fa opposizione, come si agisce da testa d’ariete.
E tuttavia (primo) l’operazione non ha funzionato, e (secondo) se sciaguratamente la cosa riuscisse alle politiche, il pullman dell’accozzaglia sarebbe guidato dagli altri, mica da lui. Come farebbe Renzi a farsi guidare in politica estera dai filoPechino e dai filoTeheran? In economia dai tassatori più scatenati, a cui non basta la vertiginosa pressione fiscale attuale? Sulla giustizia dai manettari più imperterriti?
Senatore Renzi, usi la sua proverbiale fantasia e agilità. Si sfili da quella comitiva finché è in tempo. Recuperi la sua piena autonomia di azione. E vedrà che il suo diritto di tribuna potrà meritatamente conquistarlo in altro modo, lontano dalle cattive compagnie.