l'editoriale di capezzone

Modena, solo i sonnambuli diranno "auto sulla folla". La macchina non si è guidata da sola...

Daniele Capezzone

Era solo questione di tempo. I lettori di questo giornale arrivano preparatissimi all’appuntamento con la tragedia. Terribile, ma per noi tutt’altro che imprevedibile.

In un battito di ciglia, ieri tutti abbiamo rivissuto e ripensato a venticinque anni di attentati, dalle Torri Gemelle al treno di Madrid, dalla metro di Londra a Charlie Hebdo, passando per il Bataclan, fino alle scie di sangue ancora caldo e recente.

E ieri è toccato a Modena, mettendo per lo meno in dubbio il mito dell’Italia esente dalla furia dei soliti noti. Da ieri i media si affrettano a precisare che il responsabile della tentata strage è un cittadino italiano (sì, ma di seconda generazione, con origini marocchine), uno squilibrato, e così via. Poi si è parlato di stupefacenti: che (non dimentichiamolo) erano stati assunti pure dal commando del Bataclan. E infine di passate cure psichiatriche a cui il 31enne si era sottoposto.

 

Per carità: noi ci auguriamo davvero che - a indagini completate - il caso sia spiegabile in termini di follia individuale. Ciononostante, guarda caso, le modalità con cui la presunta follia si è manifestata sono quelle che conosciamo.

Mettiamola così: nella «migliore» delle ipotesi, è emulazione di terrore. L’ipotesi peggiore – invece- non c’è nemmeno bisogno di esplicitarla.

Purtroppo, conosciamo pure i soliti titoli lunari che rimbalzano da ieri pomeriggio: «Auto sulla folla». Come se una macchina avesse deciso autonomamente di provare a uccidere, come se una vettura – per volontà propria – avesse pianificato e realizzato l’intera operazione. Altri hanno parlato più del coltello con cui l’azione del criminale è proseguita che di chi lo impugnava.

 

 

Come vedete, c’è un ulteriore collasso di certi media che riguarda la capacità di chiamare le cose con il loro nome. Malattia progressista transnazionale e globale. E così – oplà – il problema si sposta magicamente dal potenziale assassino all’auto e al coltello, dall’intenzione omicida al mezzo materiale utilizzato.

C’è chi continua a negare, a non voler vedere, a chiudere gli occhi, a fare gli struzzi davanti a una realtà sgradita, nella speranza che essa svanisca per magia, sollevandoci dall’onere e dal dolore della comprensione.

Ad esempio, ancora in troppi – soprattutto a sinistra – sottovalutano il filo che può legare l’immigrazione fuori controllo all’arrivo anche di soggetti radicalizzati o radicalizzabili, così come il nesso che collega gli eventi in Medio Oriente con gli appelli fondamentalisti che di tanto in tanto si ripetono a portare il jihad anche qui, nelle nostre capitali, di volta in volta attraverso cellule organizzate o gruppi «fai da te», attraverso militanti superaddestrati o lupi solitari. Leggete oggi Francesca Musacchio e ne avrete una prova.

 

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Magari non c’entra nulla con la vicenda di Modena (auguriamocelo davvero), ma le modalità sono quelle, e l’«estetica» pure.

In questo senso, è la negazione pervicace e ossessiva del problema che deve preoccuparci tanto quanto la violenza in sé: anche perché qualcuno conta esattamente su questo, e cioè sul fatto che in Europa e in Occidente ci siano molti sonnambuli. Letteralmente, gente che cammina nel sonno: e che forse non è più in grado di svegliarsi.