sfide e insidie

Alacremente al lavoro i nemici (anche interni) dell’Italia

Daniele Capezzone

Il governo Meloni è giunto a un tornante decisivo della sua corsa. Ha colto ieri un successo oggettivo di durata, e, come Il Tempo evidenzia oggi, ha al suo attivo un bilancio economico con diverse luci: 1000 posti di lavoro al giorno non sono certamente cosa da poco.

E tuttavia le insidie non mancano. È un momento politico strano e tutto da studiare, in cui gli avversari dell’esecutivo agiscono con forza (in qualche caso con violenza) e precisione, mentre da parte del governo si registrano alcune preoccupanti battute a vuoto. Proviamo a mettere in fila tre sfide di questo mese di maggio.

 

 

1. Sono più attivi che mai quelli che potremmo chiamare il «partito francese» (che dominerà le future partite bancarie, dopo aver pesato più di quanto si pensi anche in quelle passate), il «partito cinese» (che può schierare un paio di ex premier, un leader politico di opposizione e una vasta filiera mediatica che spinge per allargare il solco con Washington e avvicinarci alla sfera di influenza di Pechino) e il «partito islamico».

Leggete il pezzo del nostro David Di Segni e scoprirete quali bandiere erano incredibilmente in piazza il 25 aprile, con riferimenti espliciti a organizzazioni terroristiche. Non si tratta solo di chiedersi chi sia stato a reggerle fisicamente: ma – ben più significativamente – quali siano le propaggini italiane di quelle reti di soldi e di sangue. O dobbiamo attendere un attentato per domandarcelo?

2. È ampiamente operativo (Il Tempo ve lo ha raccontato da prima del referendum, e lo facemmo significativamente evocando l’immagine della «palude») una sorta di «partito del pareggio»: esiste infatti un grumo di poteri politici, finanziari, editoriali e di altissima burocrazia che sognano di tornare al commissariamento tecnico del paese. Gira voce che anche nel centrodestra qualcuno possa farsi sedurre da quella prospettiva: ma occorrerebbe ricordare che, in politica come nel gioco del calcio, quando si parte per pareggiare si finisce per perdere. E c’è da sorridere amaramente pensando a chi, in area centrista, si illude di negoziare – che so – con un Nicola Gratteri, con una Francesca Albanese o con le procure più politicizzate. Tanti auguri.

3. Domani il ministro Giancarlo Giorgetti parteciperà a un delicatissimo Eurogruppo con gli altri Ministri delle Finanze Ue, dopo gli insensati dinieghi europei opposti finora a una messa in discussione delle regole del Patto di stabilità, una vera e propria camicia di forza in considerazione della crisi energetica (e poi economica) che rischia di arrivarci addosso. Una prospettiva sciagurata, proprio mentre i dati congiunturali – come spiega Mariano Bella sul nostro giornale – sono ancora buoni. E allora il Ministro andrebbe accompagnato dal sostegno vero di tutte le forze che vogliono un’Italia forte, con la posizione e il ruolo di un paese fondatore. E invece, dalla solita palude, salgono segnali di sconfittismo e di scoraggiamento, come se Roma dovesse andare a pietire qualcosa con il cappello in mano.

Non è così: e chi descrive le cose in questi termini («l’Ue non deve derogare e noi stiamo peggio degli altri») è già pronto, come altre volte in passato, a pugnalare l’Italia.