ITALIA-ALBANIA

La pernacchia dell’Ue ai «compagni»

FRANCESCO STORACE

Panico al Nazareno. Chiamate Guareschi. «Ma è morto da tempo». E allora qualcuno di efficace nel contrordine compagni. Le parole dell’avvocatura dell’Unione Europea sono pietre durissime sulla propaganda rossa contro le politiche migratorie dell’Italia: nulla da eccepire sugli hub in Albania. Tante chiacchiere al vento contro il governo Meloni spazzate via al pari di quella "giustizia" che, loro sì, volevano asservita, suddita, obbediente.


Impazzirà Elly Schlein che, poche ore prima delle affermazioni di chi il diritto europeo lo conosce meglio di lei, aveva diffuso un video clamorosamente smentito, come fa notare acutamente la deputata di FdI Sara Kelany. Il protocollo Italia Albania - spiega Kelany - «è in linea con la normativa Ue in materia di rimpatrio e procedure di asilo». Di più: «L'avvocato generale nel sancire la conformità del trattato chiarisce che i centri avrebbero potuto funzionare a pieno regime da subito a conferma del fatto che le prese di posizione della magistratura italiana erano totalmente prive di fondamento». Ci hanno fatto perdere due anni, dice la stessa Meloni, e ora bisogna recuperare il troppo tempo trascorso. L’importante è che siano tutelati «i diritti dei migranti».

 

Che si chiamano assistenza legale, interpretariato e contatti con familiari e autorità. Non li scalfisce nessuno, l’Italia può andare avanti. È una linea destinata ad essere sancita dalla sentenza che seguirà la pronuncia legale della Corte. Piangeranno le cornacchie che hanno brigato - in toga e senza - contro il diritto del governo a legiferare contro l’immigrazione clandestina. In gioco c’era e c’è anche il diritto alla sicurezza degli italiani onesti. Concerte iniziative maturate nell’ultimo biennio, si è tentato di mettere in discussione la serenità dei cittadini, con ricorsi insensati della magistratura verso l’esecutivo. La commedia ora è destinata ad esaurirsi, ma di danni ne sono stati fatti davvero assai.


Contro i centri per i rimpatri è stata montata una canea faziosa. Ora non chiederanno scusa dell’errore, ma parleranno d’altro. Quando a sinistra stanno dalla parte del torto, cambiano posto. Quel che conta è fare casino. Non potranno farlo contro i compagni in toga che hanno tentato di mettere in difficoltà l’esecutivo, ma dovranno nascondersi ogni volta che si parlerà dei rimpatri. A renderli più difficoltosi sono stati veri e propri sabotaggi, orditi da toghe di colore rosso, trasformate in cavalier serventi di certa politica di sinistra. Dalla Ue non avranno più gli appigli del passato e questo farà solo bene alla nostra Nazione. Loro, gli oppositori "laici" e "togati", resteranno con le pive nel sacco e la porta sbattuta in faccia. La voglia di comandare se la devono togliere dalla testa. Quel loro viva l’Europa non significa più viva i giudici. Stavolta la Ue gli ha fatto marameo.