L'EDITORIALE DI CAPEZZONE

Il Tempo, la bussola per orientarsi

Daniele Capezzone

Ma quindi a cosa servono i quotidiani in un’epoca in cui ormai stiamo tutti perennemente con il telefonino in mano? In cui le notizie sembrano capaci di raggiungerci senza neanche bisogno di cercarle, attraverso i social, attraverso le chat a cui partecipiamo, attraverso mille canali che non necessitano (a prima vista) di «mediazioni» giornalistiche?


Amici lettori, a cosa serva oggi un quotidiano lo sta dimostrando proprio Il Tempo. Primo: a contestualizzare le novità, a inserirle in un quadro più ampio, a ordinarle in un’analisi che ci aiuti a gerarchizzare i problemi, a comporre un puzzle completo. Secondo: a realizzare grandi interviste, a raccogliere testimonianze intelligenti. Terzo: a mettere in campo inchieste coraggiose su questioni che troppi altri hanno desiderio di affossare.


Prendete la nostra inchiesta sull’Antimafia e sulla sorte del dossier «mafia e appalti». La voglia di censura (televisiva e da parte degli altri quotidiani) ci convince ogni giorno di più di aver individuato un filone esplosivo. E dunque insisteremo, nonostante le mancate risposte dei grillini, che preferiscono andare a caccia di farfalle (e di piste nere).


Oppure prendete un altro tema scottante, la posizione della Corte Ue a favore del centro migranti in Albania. Povera sinistra, se perfino le entità a cui si affida in modo sacrale (l’Europa e le istanze giudiziarie) le danno torto, che fa? Elementare, Watson: sposta il chiasso su altri temi, confidando nel solito blocco rosso di tv e giornali amici.


E infine guardate l’altro nostro tema che oggi sta in prima pagina. Vi raccontiamo ciò che il Pentagono ha spiegato al Congresso Usa, e che troppi fanno finta di non capire. In sintesi, potrebbero servire fino a sei mesi per liberare lo stretto di Hormuz dalle mine piazzate dagli iraniani. Non solo: secondo la Difesa americana, le operazioni per sminare dovrebbero partire solo alla fine della guerra.


Capite bene (comunque la si pensi sulla pace e sulla guerra, su Trump e sul regime iraniano) che gli effetti energetici ed economici del conflitto dureranno a lungo, anche molto dopo la cessazione delle ostilità. E allora perché la baronessa Ursula von der Leyen e i suoi commissari sembrano dormire? Perché continuano a dire (e a far dire dai loro amichetti italiani) che le regole sul Patto di stabilità non devono subire deroghe? Ma stiamo scherzando?


La realtà è che questa Europa dei sonnambuli (l’inglese rende bene l’idea con la parola «sleepwalkers»: quelli che camminano nel sonno) rischia di portarci a sbattere. Meglio decidere da soli, su questo, e discostarci dal vincolo del 3%. Prima per un buon provvedimento sulle bollette che sostenga famiglie e imprese. E poi per una legge di stabilità espansiva. Altrimenti i «dottori» europei arriveranno quando il paziente, cioè noi cittadini, saremo morti.


PS
È un’ottima notizia il fatto che, in questa fase così tesa e delicata, il governo abbia confermato alla guida dell’Aise, i nostri servizi proiettati verso l’estero, il generale Giovanni Caravelli, un integerrimo servitore della Repubblica e un profondo conoscitore dei teatri più delicati. Buon lavoro di cuore.