l'editoriale di capezzone
Caso Squadra Fiore? Non serva a coprire i casi Striano e Squadra ex pm di Palermo
Giusto, anzi sacrosanto, fare luce su tutto ciò che ruota attorno a questa misteriosa (o forse non così misteriosa…) «Squadra Fiore».
Qualcuno ha fatto affari sporchi? Si faccia pulizia. Esistevano tra Milano («Equalize») e Roma («Squadra Fiore») uno o più «service provider» di informazioni sensibili? C’erano fabbrichette di veleni e di dossier che poi servivano anche a fare affari opachi? Si faccia chiarezza, nel doveroso rispetto della presunzione di innocenza, senza fare sconti a nessuno.
Attenzione, però. Questo non deve farci dimenticare due altre storie molto diverse tra loro, ma entrambe rilevantissime.
La prima è il caso del dossieraggio di Stato (cosiddetta «vicenda Striano»), con oltre 350mila accessi illegali ad archivi teoricamente riservatissimi per estrarre informazioni, alcune delle quali finite al quotidiano «Domani». Nessuno sa che fine abbia fatto tutto il resto del materiale, né chi sia stato il mandante dell’operazione. E incredibilmente l’allora Procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho (che nella migliore delle ipotesi non si accorse di ciò che accadeva sotto di lui), poi diventato onorevole grillino, siede ancora adesso in Commissione Antimafia, cioè l’organo che ha cercato di fare luce sul caso. Non parla, non si fa audire e non si dimette: un comportamento allucinante.
La seconda storia (oggetto oggi della sesta puntata dell’inchiesta del nostro giornale) è la faccenda che potremmo chiamare «Squadra ex pm di Palermo», con le telefonate-scandalo tra Roberto Scarpinato (pure lui adesso parlamentare pentastellato) e Gioacchino Natoli, con una narrazione di trent’anni che si sta sfarinando provocando panico a sinistra.
Oggi il nostro giornale propone sei domande a Roberto Scarpinato. Non ci sono scuse: ha aderito al partito che ha fatto della proclamata «trasparenza» una bandiera. Ha il dovere di rispondere a noi e a tutti i cittadini. Senza scuse.
Ps ]I grillini si diano pace. Noi proseguiremo la nostra inchiesta. Chi pensa di intimidirci sbaglia due volte: una prima volta perché non ci spaventa affatto, e una seconda perché ci motiva ad andare avanti con determinazione perfino maggiore.