I piagnoni che volevano bloccare CasaPound
Povero Bonelli. Povero Fratoianni. Poverissima Boldrini. E con loro una trentina di deputati che pensano di poter decidere chi può entrare alla Camera o no; chi - se invitato da un parlamentare come succede da sempre - può partecipare ad una conferenza stampa o no; chi ha diritto di parola e chino. Questa specie di partigiani fuori tempo tirano fuori nel loro insopportabile gnegne’ il solito antifascismo che caratterizza le loro giornate. Non dalle montagne, bensì dal salotto di casa o dallo spartphone con cui tra video e dichiarazioni ci inondano in modalità fastidiosa.
Nella loro democrazia a gettone ritengono di comandare. Ma non è così. Fanno il piagnisteo perché la Camera li ha sospesi per aver impedito una regolarissima conferenza stampa. Quella in cui il deputato della Lega Domenico Furgiuele doveva presentare una proposta di legge sulla remigrazione e a cui aveva invitato a partecipare anche esponenti di CasaPound: la proposta, presentata sotto forma di petizione popolare, aveva bisogno di cinquantamila firme per essere discussa, ne ha già ottenute, grazie alla compagnia rossa che frigna, ben oltre il doppio.
Tutto è accaduto alla fine di gennaio. Non c’era memoria di un caso di intolleranza parlamentare in un incontro con i giornalisti. Un gruppo di deputati di opposizione (appartenenti a PD, M5S, AVS) occupò fisicamente la sala stampa, si sedettero al banco degli oratori per impedire di fatto l’inizio dell’evento. Negli occhi abbiamo ancora le immagini di quei parlamentari indemoniati, che circondavano il povero Furgiuele. A cui comunque non manca il coraggio. Ovviamente, la conferenza stampa fu annullata. Di fronte alla prepotenza a quindicimila euro al mese non puoi certo cercare la rissa. L’Ufficio di Presidenza della Camera ha deciso di punire 32 deputati: 22 deputati con 5 giorni di sospensione e altri 10 con 4. Si potranno riposare riflettendo su come una democrazia non possa consentire a nessuno di violare il diritto di parola, a partire dal Parlamento.
Le sanzioni sono state più pesanti per chi ha bloccato fisicamente la conferenza. E più leggere per chi ha contribuito alla protesta. Ora fanno gli indignati, magari si dichiareranno prigionieri politici, e invece dovrebbero chiedere scusa al loro collega a cui hanno impedito di presentare una proposta di legge con chi decide lui e non loro. Anche perché tra gli onorevoli in questione c’è pure chi non si è vergognato di aver invitato in Parlamento Mohammed Hannoun, ora in galera come uno dei raccoglitori di quattrini per Hamas. Da quando sono scattate le sanzioni, sono cominciate ad apparire le loro lacrime, in video o attraverso note patetiche con cui pretendono di mettere sotto accusa regole che valgono per tutti. Dovrebbero spiegare bene chi sono loro per bloccare confidando nell’impunita’ un evento sgradito. Nemmeno si può pronunciare il classico “fate ridere”, perché in realtà mettono solo tristezza.