l'editoriale di capezzone

Ad utrumque parati. Mentre i vecchi poteri si compattano contro Giorgia

Daniele Capezzone

I romani antichi sapevano distinguere il tempo per la pace e quello per la guerra, e possedevano un profondo senso della storia e della natura umana. Tra i motti latini più saggi ce n’è uno che vorrei riproporvi: «Ad utrumque parati». Traduzione: occorre essere preparati all’una e all’altra cosa, ad uno scenario e al suo opposto.

In questa volata finale referendaria, pure noi, amici lettori, dobbiamo essere «ad utrumque parati». Se vincerà il Sì, sarà una grande pagina di storia, e il nostro paese non avrà sciupato un’occasione come purtroppo accadde negli anni ‘80 quando si disse No al nucleare. Quarant’anni dopo, siamo ancora qui a rimpiangere quella scelta sciagurata e superficiale. y Se invece vincerà il No, occorrerà prepararsi a un anno di veleni e colpi bassi fino al voto del 2027. Inutile girarci intorno: un grumo di vecchi poteri italiani si è compatta to contro Giorgia Meloni, e sta tentando di trasformare il referendum in una resa dei conti contro il governo.

E non c’è solo l’ala più scalmanata dell’Anm, che almeno non si nasconde. Dovreste vedere lo spettacolo qui a Roma Centro: i sorrisini delle alte burocrazie, i fremiti dei funzionari eterni e immarcescibili, il darsi di gomito dei soliti protagonisti del deep state italiano, le complicità che cogli in uno sguardo o in una frasetta buttata lì.

Pregustano l’idea di una rivincita in cui il merito della riforma non conta; sperano nel No come nell’occasione di una sportellata contro il governo. E già si portano avanti coi sogni: impantanare i futuri provvedimenti dell’esecutivo, l’assedio delle procure ringalluzzite, il ritorno dopo un voto confuso a governi semitecnici, con la sponda dei media schierati a sinistra (quasi tutti, tv incluse). Sognano di ridurre il governo Meloni a una parentesi, a un «incidente» da superare. Per non dire, dopo il 2027, del 2029: quando contano di impedire che sul Colle più alto possa giungere un presidente espresso dal centrodestra. Non tutto, ma una parte di questo disegno passa dal 22-23 marzo. Non diamogli questa soddisfazione.