l'editoriale di capezzone
I mandanti del dossieraggio volevano uccidere nella culla il governo Meloni
Non giriamoci intorno, nonostante il tentativo dell’onorevole Cafiero De Raho di distrarci e magari di portarci a spasso per raccogliere le prime margherite di fine inverno.
Che lui se ne fosse accorto o meno (e non so quale delle due ipotesi sia più grave), l’obiettivo degli autori (e dei mandanti per ora occulti) del megadossieraggio era quello, nell’autunno ’22, di colpire il bersaglio grosso, e cioè di uccidere nella culla il neonato governo Meloni.
Come Il Tempo vi ha raccontato, gli accessi abusivi si articolano lungo un arco temporale amplissimo, ma un’accelerazione clamorosa e sospetta si registra proprio nel periodo immediatamente precedente e immediatamente successivo al giuramento del governo Meloni.
Vale per il ministro Crosetto (che è stato bravo e coraggioso a denunciare tutto): il quale giura il 22 ottobre 2022 e si vede sparati addosso dal quotidiano Domani tre pesantissimi articoli (basati sul materiale estratto da Striano e passato ai cronisti del giornale di De Benedetti) il 27-28-29 ottobre.
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Ognuno comprende l’oggettiva valenza di questo timing: se si riesce subito a far cadere come un birillo un ministro di peso, può venir giù tutto il castello di un governo appena nato.
Per Crosetto, tra l’altro, le ricerche erano cominciate già in estate: ma curiosamente, quando l’esponente di Fdi decide di non candidarsi alle elezioni, l’interesse scema. Salvo però riaccendersi quando Crosetto entra nel totoministri. Altro che interesse giornalistico, quindi: vista a posteriori, appare chiara a tutti la connotazione politicamente motivata della campagna. Qualcuno deve fornire spiegazioni, e la Commissione Antimafia presieduta da Chiara Colosimo ha fatto benissimo a chiederle. Non finisce qui e non può finire così.